Milano, 30 marzo 2020 - 

LETTERA

Una delle lezioni che abbiamo appreso da questa ondata virale è che abbiamo trascurato la medicina di base. Per anni si è pensato più all’aspetto dei costi che della prevenzione e si sono lasciati sguarniti questi avamposti che hanno pagato un pesante tributo all’infezione. Teniamone conto. Gianni C., Como

RISPOSTA

Nell’emergenza abbiamo scoperto che il nostro individualismo alla fine deve fare i conti con le cause di forza maggiore e che, dopo un lungo periodo in cui tutto veniva messo in discussione, ad alcune indicazioni non si può fare altro che obbedire anche se a dettare le regole sono persone che solo qualche mese fa non avrebbero ottenuto molto ascolto. Le cose sono cambiate in questo mese e cambieranno ancora di più nella fase del lento ritorno alla normalità che comunque non sarà più la stessa, a partire dal fatto che tutti porteremo addosso questa sensazione di vulnerabilità per lungo tempo. Ma soprattutto porteremo con noi la prova provata che lo Stato non è un qualcosa di avulso dalle nostre esistenze, un’entità sulla quale possiamo scaricare tutte le inefficienze, ma è un qualcosa che deve rispondere alle nostre esigenze. La sanità sarà uno dei servizi che andrà ricostruito portando la cura dentro le case e non solo negli ospedali come abbiamo sperimentato, così come alcuni servizi andranno rivisti. Oggi ci pare evidente, speriamo continui ad esserlo a tempesta passata.