Bergamo, 22 luglio 2014 - Una lettera di mamma Maura a Papa Francesco. Scritta tempo fa, quando nelle indagini sulla morte di Yara Gambirasio erano soltanto buio e vuoto, di cui soltanto ora si è avuto notizia. Una lettera scritta alla quale Papa Bergoglio avrebbe risposto con una telefonata. Qualche mese prima di rivolgersi al pontefice, Maura Panarese aveva scritto al presidente della Repubblica. Una missiva accorata, nella quale aveva ripercorso la tragedia della sua famiglia e manifestato tutto il suo sconforto.

Parole pacate ma ferme, forti per manifestare sentimenti forti. Napolitano aveva risposto in privato. «Cara Maura», era l’incipit, per poi esprimere vicinanza affettuosa e invitare la mamma di Yara ad avere fiducia nella giustizia. 
Maura era rimasta chiusa nel suo silenzio di madre dolorosa e insieme coraggiosa, la stessa che fino a quando il campo di Chignolo d’Isola non aveva restituito il corpo della sua bambina le aveva inviato ogni giorno un messaggio sul cellulare: coraggio, tesoro, resisti, ti siamo vicini. Così per tre interminabili mesi. È il passato. L’attualità in questo dramma bergamasco porta il nome di Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Mapello in carcere dal 16 giugno accusato dell’omicidio della piccola Gambirasio.

Le indagini. A Parma gli esperti del Ris proseguono nelle analisi di tutti i numerosi campioni raccolti sugli automezzi sequestrati all’arrestato: la Volvo V40 e il furgone cassonato Iveco Daily, ripreso dalla telecamera di un distributore di benzina alle 18.01 del 26 novembre 2010, in via Locatelli a Brembate di Sopra, di fronte al centro sportivo da dove poco dopo uscì Yara Gambirasio. Anche se l’esame più strettamente comparativo deve ancora iniziare, sui due mezzi non sono state trovate finoratracce biologiche che riconducano alla vittima. E’ incominciato anche l’esame degli indumenti, pantaloni e maglie, prelevati nell’abitazone di Bossetti nella giornata del 20 giugno. La notizia anticipata da Il Giorno trova altre conferme: dai circa 200 reperti piliferi trovati su Yara e accanto al corpo non è emerso il Dna di Bossetti

Perde intanto di interesse la testimonianza di Elisa Pozza Tasca, già presidente dell’associazione Penelope, che si occupa di persone scomparse. In quattro pagine inviate al pm di Bergamo Letizia Ruggeri aveva ricostruito l’incontro avuto con i genitori di Yara il 5 dicembre del 2010, quando la ginnasta tredicenne era ancora una persona scomparsa che veniva ricercata. Con lei c’era anche la madre di un’altra ragazza sparita. Secondo la testimonianza di Elisa Pozza Tasca la morte di Yara sarebbe da collegare a una vendetta contro il padre, maturata in ambienti di lavoro. La pista della ritorsione era stata una delle prime percorse dagli inquirenti, che l’avevano poi scartata ritenendola priva di fondamento.

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