Bergamo, 4 settembre 2018 - Nessuno ha giocato tanto come l’Atalanta in questo avvio di stagione: nove gare (di cui una trascinata fino ai rigori), 840 minuti di calcio vero in soli 39 giorni, con annessa pressione, nella canicola di agosto.

Anche per questo, dopo l’inattesa sconfitta casalinga contro il Cagliari, il tecnico Gian Piero Gasperini ha deciso di concedere tre giorni di riposo ai suoi, per staccare la spina fino a giovedì quando i nerazzurri riprenderanno a lavorare nel centro sportivo di Zingonia a ranghi ridotti. Senza dodici giocatori convocati dalle nazionali maggiori e da quelle under 21. Una pausa necessaria dopo due mesi con il gas spinto a tavoletta, dal 4 luglio, giorno del raduno, fino a domenica sera in cui è arrivata la prima sconfitta stagionale, con la bestia nera Cagliari, che negli ultimi due anni ha battuto la Dea 4 volte su 5. Anche se questa  sconfitta è sembrata figlia della notte maledetta di Copenaghen che ha tolto ai nerazzurri il sogno europeo inseguito per tutto il mese di agosto, superando i turni preliminari con Sarajevo e Hapoel Haifa. Con un tour de force da sei partite in altrettante settimane, oltre 10mila km di viaggi in giro per l’Europa, intersecandosi poi con l’avvio del campionato.

Per cui la battuta d’arresto contro il Cagliari va letta anche in questo senso: con la spia della riserva accesa l’ossigeno ha faticato ad arrivare su fino al cervello. «Abbiamo giocato una gara di generosità ma non di lucidità, una gara farfugliata in cui abbiamo smarrito quell’identità di squadra che deve essere la nostra arma migliore», ha sentenziato Gasperini consapevole che i suoi hanno dato tutto quello che potevano. La pausa servirà per recuperare gli acciaccati Toloi e Palomino, la cui assenza in difesa si è sentita contro il Cagliari, per migliorare la condizione di uno Zapata ancora non al meglio e per cominciare a rivedere Josip Ilicic. Lo sloveno sarà una sorta di acquisto in corsa per la Dea, cui sono mancati i suoi gol e le sue giocate spesso decisive. Con lui in campo a Copenaghen le cose avrebbero potuto andare diversamente.