Venegono Inferiore, 12 settembre 2017 - «Adesso comincia a riconoscere i nostri volti. Dei flash improvvisi gli ricordano a tratti quello che gli è accaduto, la dinamica dell’aggressione subita. Ma è ancora troppo presto: per ricostruire tutto ci vorranno giorni». Gianluca Di Gioia, dopo la rapina, l’avvelenamento e il pestaggio subito nella vacanza in Laos, è tornato a casa. Ricoverato in terapia sub-intensiva, migliora costantemente. A raccontare la sua difficile, fragile ripresa è Salvatore, il fratello del trentaseienne che gli amici chiamano Digio. Era finito in coindotto al Bangkok hospital di Udon Thani, in Thailandia, in seguito a un’aggressione a scopo di rapina avvenuta durante le tragiche ferie nel vicino paese confinante. «Soltanto lui può dirci cosa è accaduto - continua il fratello –. Soltanto lui può fornire gli elementi utili ad avere giustizia». Perché ha rischiato grosso, in Oriente.

Al terzo tentativo di risveglio Gianluca aveva aperto gli occhi per qualche ora. Poi una crisi respiratoria aveva costretto i medici a intubarlo ancora. Quindi la notizia più bella: il giorno successivo Gianluca si era svegliato e da quel momento ha iniziato a respirare. Da domenica è ricoverato all’ospedale di Circolo di Varese. Per pagare le costose cure mediche thailandesi e il trasporto sanitario in Italia è scattata una gara di solidarietà da nord a sud che ha permesso alla famiglia di raccogliere oltre 100mila euro in pochi giorni. E ieri Salvatore, il fratello di Digio, ha ringraziato tutti «coloro che ci hanno aiutato a riportare Luca a casa. Grazie infinite. Non ci saremmo mai aspettati una solidarietà così grande. Adesso aspettiamo tutti che Luca si rimetta completamente».

La notizia del ritorno in Italia è stata diffusa dopo il trasferimento, per consentire un viaggio il più possibile protetto fino a Varese. La famiglia non ha però mancato di ringraziare chi, da tutta Italia, pur senza aver mai neanche conosciuto Gianluca, ha voluto donare piccole o grandi cifre per aiutare la famiglia a riportarlo in Italia. Con il tempo il ragazzo potrà anche chiarire i contorni dell’aggressione che lo ha ridotto in fin di vita. «Inizia ora a riconoscere i familiari – spiega Luca Antonio Labollita, amico di famiglia che è sempre rimasto in contatto con Salvatore e ha creato il gruppo Facebook Aiutiamo Gianluca-Il Digio che ha permesso di raccogliere tantissime donazioni – inizia a ricordare qualcosa ma ci vorrà del tempo. Il trauma cranico subito è una ferita importante. Migliora in modo costante ma è chiaro che il quadro si ricomporrà con i giorni nella sua mente».

Gianluca, e questo lo conferma la Farnesina, è stato aggredito e rapinato di carta di credito e cellulare mentre si trovava in Loas. È stato trovato dalla polizia privo di sensi sotto la pioggia battente. Forse abbandonato in quelle condizioni per ore. Tra le ipotesi anche quella che possa essere stato avvelenato. Ma soltanto lui potrà, una volta guarito, descrivere nel dettaglio l’aggressione subita.