Milano, 10 novembre 2017 - Un'udienza di tre ore in cui l’ad Marco Fassone (accompagnato a Nyon dall’executive director David Han Li, l’ad di Milan China Marcus Kan, la Cfo Valentina Montanari e l’avvocato Leandro Cantamessa) ha risposto ai quesiti del Financial Body della Uefa, presieduto dall’ex primo ministro belga Yves Leterme, che entro Natale (ma sicuramente molto prima) dovrà approvare o negare al Milan il voluntary agreement. Dalla delegazione rossonera emerge una «moderata fiducia» ma fare previsioni è mera utopia.

SCENARIO A - Cosa succederà se la Uefa dovesse approvare il piano? Innanzitutto sarebbe una novità assoluta: nessun club ha mai percorso la strada di questo patto che deroga al Fair Play Finanziario per i conti in profondo rosso dell’ultimo triennio a fronte di un business plan quadriennale di rientro. Se l’ok fosse totale (l’opzione più difficile) il Milan sarebbe semplicemente costretto a raggiungere il pareggio il bilancio entro il 2021 per non incappare nell’ira della Uefa. SE L’OKfosse invece parziale (opzione su cui i dirigenti del Milan puntano), il Milan sarebbe sì costretta a raggiungere il «break even» ma con clausole di controllo sull’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi finanziari prospettati: non fossero rispettati in qualunque momento potrebbe scattare il Settlement Agreement, ovvero la temuta scure del Fair Play Finanziario. Altra ragione per cui il sì della Uefa sarebbe così importante è la possibilità di caricare sul bilancio 2017/18 (che non sarebbe per regolamento considerato dalla Uefa) tutte le spese dell’ultimo mercato (241 milioni) e arrivare così più facilmente al pareggio di bilancio in tempo utile.

SCENARIO B - Cosa  succederebbe se la Uefa dovesse bocciare il piano? Innanzitutto sarebbe uno smacco d’immagine per il progetto di Yonghong Li: la Uefa evidentemente non sarebbe disposta a credere a nessuno degli otto scenari di ricavi presentati dalMilan. Fassone ha infatti illustrato nel dettaglio la catena di comando, gli asset del club (compreso del valore della rosa, con Donnarumma e Suso pezzi pregiati) e tutte le attività commerciali (ultimo il rinnovo della partnership con Giorgio Tesi Group), incluse quelle in Cina: queste ultime sono sotto la lente Uefa, con stime di ricavi da parte del Milan per 30/40 milioni di euro nel 2018 e almeno due volte e mezza superiori a fine piano. Ma soprattutto  il Milan dovrebbe sottostare alle sanzioni Uefa, come già capitato nel corso degli anni a Psg, Manchester City, Roma e Inter tanto per citare le più celebri: la punizione più plausibile, guardando ai precedenti storici, parrebbe quella di una multa tra i 20 e i 30 milioni di euro e limitazioni sul mercato. Sono, invece, escluse pene quali il blocco totale del mercato e il divieto di partecipazioni alle coppe europee.