Milano, 27 gennaio 2017 - Hanno deciso di bloccare il loro aguzzino, il 22enne somalo Osman Matammud, e di denunciarlo alla polizia locale perché "in Italia finalmente ci si può fidare delle forze dell'ordine". Le presunte vittime del giovane, che gestiva un campo profughi illegale a Bani Walid, a circa 150 chilometri di distanza da Tripoli, in Libia, lo hanno spiegato nel corso dell'incidente probatorio che si è tenuto questa mattina davanti al gip di Milano Anna Magelli, per "cristallizzare" le loro testimonianze in vista del processo.

Tra le persone che hanno detto di essere state picchiate e segregate nel centro di raccolta, in tutto una decina, ci sono anche due ragazze minorenni, che hanno riferito di essere state ripetutamente stuprate dall'uomo somalo. Proprio le due giovanissime ragazze lo hanno riconosciuto è bloccato il 26 settembre scorso, mentre si mescolava tra altri ospiti del centro del Comune di Milano di via Sammartini a Milano. L'uomo si è sempre difeso dicendo di essere una delle vittime del campo profughi illegale, che gli inquirenti hanno definito non dissimile da un "lager nazista". Le ragazze e altri compagni di prigionia hanno confermato la loro versione anche davanti al gip anche se alla vista del loro presunto torturatore sono stati presi dall'emozione fino alle lacrime. L'incidente probatorio proseguirà il prossimo 30 gennaio.