Corsico (Milano), 29 novembre 2017 - Licenziata, per non aver rispettato gli orari di lavoro. Ma Marica Riccuti a lavorare ci è andata, come ogni giorno da 17 anni, secondo la vecchia tabella oraria, per poter portare il figlio di 5 anni alle terapie per un’invalidità riconosciuta. «Mi è arrivata la raccomandata: mi lasciavano a casa, come provvedimento disciplinare», ricorda Marica. Mamma single, separata, con due bambini, uno di 10 e l’altro di cinque anni e anche la madre ha problemi di salute. Insomma, la 39enne deve contare solo sulle proprie forze per badare alla famiglia.

Il segretario nazionale della Cisl Annamaria Furlan parla di una «decisione che mortifica tutte le madri» e invita Ikea a «ripensarci» subito. Marica, appunto, ha lavorato allIkea di Corsico, alle porte di Milano, per 17 anni «senza mai un richiamo – racconta –. Dal magazzino alle casse, poi al bistrot-bottega e, nel 2015, presa la laurea da tecnologo alimentare, sono passata al ristorante». Poi, un cambio di orario, incompatibile con la gestione del figlio piccolo e delle sue terapie: «Ho chiesto di essere spostata di reparto, di cambiare turni, anche di essere declassata: nulla, Ikea non ha voluto neanche il confronto». In serata un comunicato dell’azienda: «Ikea Italia sta svolgendo tutti gli approfondimenti utili a chiarire compiutamente gli sviluppi della vicenda» per « valutare al meglio tutti i particolari e le dinamiche relative alla lavoratrice oggetto della vicenda. Solo dopo aver completato questa analisi Ikea Italia commenterà le decisioni prese e le ragioni che ne sono alla base». Non sono stati in silenzio i sindacati, invece, che ieri hanno scioperato per due ore. «Un'azienda che fa tante campagne sulla famiglia lascia a casa una dipendente che per due giorni ha chiesto solo di entrare due ore dopo, sempre rispettando le sue otto ore di lavoro. Gli orari sono stabiliti con un algoritmo, senza tenere conto dell’aspetto umano», denuncia Maria Carla Rossi della segreteria Filcams Cgil Milano Lombardia, e assicura: «Coinvolgeremo i negozi di tutta Italia e continueremo a protestare contro questa ingiustizia».