Bozzolo (Mantova), 18 giugno 2017 - All'ingresso del paese il busto un po’ stinto dell’immancabile Garibaldi pare osservare perplesso l’insolito andirivieni che prelude alla festa grande di martedì: l’arrivo di papa Francesco nel paese di don Primo Mazzolari, il parroco del sociale, il sacerdote che anticipò la centralità della figura del povero nella Chiesa. Prete scomodo perché anticipatore. Oggi uno dei suoi saggi più importanti, “Tu non uccidere”, è tradotto anche in cinese.
Giorno di mercato. Alle finestre i primi drappi con i colori giallo e oro del Vaticano. Ettari di campagna si trasformano momentaneamente in parcheggi. Panettoni di cemento spuntano come funghi fuori stagione per segnare limiti e divieti.

Alla Fondazione don Primo Mazzolari c’è un uomo che è insieme il ritratto della felicità, dell’impegno, della fatica, dell’attesa. Giancarlo Ghidorsi, pensionato del Consorzio formaggi doc, dal 2002 è il segretario della Fondazione. «Sono stato chierichetto di don Primo. Avevo otto o nove anni, l’ho fatto fino a sedici anni quando è morto. Tutte le volte che mi vedeva, mi metteva una mano sulla spalla e diceva. ‘Ecco qui il mio galantuomo’. Non sapevo cosa volesse dire e domandavo spiegazioni a mio padre che mi rispondeva: ‘Da grande capirai’. Il mio ricordo più bello era quando gli chiedevo di registrare le sue omelie. Mi piazzavo con il mio Geloso, attento a posizionare bene il microfono, non c’erano i mezzi di oggi. Ne ho registrate una trentina, dal 1955 al ‘59, anche l’ultima prima che morisse. Sembrava che presentisse la fine. Il venerdì santo l’aveva detto: ‘Io sono qui come vostro nonno, non ho molto tempo per stare con voi’. Aveva solo 69 anni. Il 5 aprile del ’59 ha avuto l’ictus. È morto il giorno 12 al San Camillo di Cremona. Ricordo i funerali, la traslazione della salma dal cimiero alla chiesa parrocchiale, il 12 aprile del ‘69, nel decennale della morte». 

Entra gente festosa, eccitata per quanto può essere eccitata la pacata, solida, concreta gente mantovana. Nelle due stanze della Fondazione, fra libri, manoscritti, fotografie, cimeli di ogni genere, occhieggiano anche il monumentale apparecchio radiofonico di Mazzolari e una T-shirt con una sua frase: “Il mondo si muove anche se non ci muoviamo”. Un sacrario-famedio. Dopo averlo realizzato in gran parte, Ghidorsi ne è il gran sacerdote. Un lavoro immane per costituirlo, ordinarlo, durato anni di impegno quotidiano. I primi due anni sono stati impiegati per “salvare” la voce di don Mazzolari, trasformando i nastri delle registrazioni in cd. Poi la catalogazione di documenti, scritti, lettere, carteggi. I pochi video di don Primo divenuti dvd. I libri, le immagini. Le foto erano settecento, senza indicazioni di date, persone, situazioni. Tutto ricostruito e consegnato agli album.

Sul piazzale della parrocchiale di San Pietro campeggia uno striscione: “Anch’io voglio bene al papa”, il titolo di un opuscolo di riflessioni di don Mazzolari per il cinquantesimo dell’ordinazione sacerdotale di Pio XII. Sotto, la riproduzione della firma di don Primo Mazzolari. Sulla facciata della casa parrocchiale, che ospitò don Primo dal 1932 alla morte, è esposta la bandiera vaticana. 
Don Gianni Maccalli, parroco da nove anni, apre con reverenza la porta dello studio del suo grande predecessore, dove sosterà papa Bergoglio. Indica l’imponente scrivania in legno: «È nato tutto qui, qui ha scritto, ha pensato. Sono il quinto parroco di Bozzolo dopo don Mazzolari. Nessuno ha mai occupato lo studio. C’è stato sempre un profondo rispetto». Che cosa dirà il parroco di Bozzolo quando si troverà di fronte al pontefice? «Cosa dirgli è l’ultimo pensiero. Sarà sufficiente il baciamano, un benvenuto e un grazie. Sarei troppo in imbarazzo se dovessi fare un discorso. E pensare che non volevo venire a Bozzolo perché è una parrocchia speciale».