Seregno, 29 settembre 2017 - Metodo classico. Per vincere la concorrenza negli affari del mattone non serve fortuna o semplice bravura. Ci vogliono conoscenze, entrature. E capacità di pesare sulle decisioni dei Comuni. Piani regolatori, vincoli stringenti, bonifiche. Per aggirarli e offrire prezzi competitivi e lavori rapidi ai clienti, bisogna saperci fare con la politica. Antonino Lugarà, a Seregno, era una certezza. Solo lui, con le sue coperture, poteva scegliere un vecchio deposito di autobus sulla vecchia Valassina, pieno di amianto, e trasformarlo in un supermercato da 1.600 metri quadrati.

L’ex dell'orto giace in abbandono da anni. Lui, con la società intestata alla moglie, la rileva. In tasca ha un contratto con la I’ns Mercato. Due milioni e mezzo il prezzo, con una penale da 800mila euro se le «condizioni stabilite non si verificheranno». Come a dire, se non si riesce a trasformare l’area, inquinata e bloccata a una destinazione diversa, in un supermercato sei volte più grande delle superfici di vendita previste dal piano comunale.

Condizioni suicide, per un’altra azienda. Non per lui. Dalle clausole del contratto, per il gip di Monza, c’è la «consapevolezza di uno scontato esito positivo». E cosa dà a Lugarà la certezza? Semplice. Ha in tasca il jolly per piegare la politica al suo volere: i voti. Strumento principe per creare e affossare fortune di amministratori locali e di conseguenza di funzionari e dirigenti pubblici. Gli stessi che sanno perfettamente che le pratiche non sono regolari. Ma si sa, la politica ha le sue lungaggini. Quando il sindaco Edoardo Mazza, appena eletto, non porta nella prima riunione di giunta disponibile la sua pratica si inferocisce: «Non sono abituato a farmi prendere in giro a 62 anni...», scandisce gelido al primo cittadino, costretto di corsa a incontrarlo per rabbonirlo. La volta successiva, la pratica passa. Serve la voce grossa, qualche volta per portare a casa il risultato. Da qui la definizione di «zerbino» che la Procura di Monza affibbia al politico.

Ma di persone compiacenti, in Comune, ce ne sono diverse. A partire dai funzionari e dai dirigenti. C’è Carlo Santambrogio, il dirigente del settore Edilizia Privata, che quando i carabinieri bussano alla porta e chiedono le carte della pratica Dell’Orto si «dimentica» di consegnare l’elenco dei (vorticosi) cambi di proprietà dell’area ex industriale. «Che poi loro capiscono....» dice a una solerte impiegata che gli chiede - preoccupata - che cosa volessero i militari in Comune. Con questa spinta, passano anche progetti impossibili sulla carta. Ma per farlo ci vogliono basi forti, radicate. E soprattutto discrezione, perché «siamo abituati a lavorare così...». Ma sono gli stessi impiegati del Comune a tratteggiare il ritratto della protervia dei professionisti tuttofare, quelli capaci di relazioni con la politica e di dettare legge. A. F., che lavora all’ufficio tecnico, di Lugarà racconta anche le minacce: «Mi ha detto che mi doveva spostare al cimitero, eh, se avesse vinto quello. Mi aveva già detto che il mio posto era nell’ufficio del cimitero...».

Con un collega tratteggia la storia «sempre uguale» delle pressioni degli imprenditori del mattone sulla politica e sui tecnici del Comune. Ed è il compagno di lavoro a rincarare la dose. «A livello politico c’era la tessera dei mattoni e tutti dietro lui erano, quando dovevano costruire i costruttori della zona, andavano da lui che era una corrente della Dc. Questo atteggiamento qua si è trascinato fino adesso».