Crema (Cremona), 22 settembre 2016 - Tutto da rifare. La Corte di Cassazione ha deciso che il processo per il delitto di Angelo Ogliari è da rifare. Un’altra volta e sarà la sesta. L’ultimo procedimento, davanti alla corte d’Assise d’Appello a Milano, aveva visto Jolanta Lewandowska e il suo compagno Edgar Fagraldines condannati a 30 anni per l’assassinio di Ogliari, 43 anni, ex marito della Lewandowska con la quale aveva un contenzioso accesissimo per la figlia Diana, oggi 15enne, portata in Polonia e mai più fatta rientrare.

L'omicidio era avvenuto la notte del 31 ottobre 2007, quando Ogliari rientrava a casa a Cremosano e ad attenderlo aveva trovato almeno due persone che lo avevano colpito alle spalle, sfondandogli la nuca e poi finendolo all’interno del bagno di casa, dove l’uomo era stato trascinato. Gli avvocati Elisa e Martino Boschiroli, che avevano presentato ricorso contro la sentenza di condanna del tribunale di Milano, emessa nel luglio dello scorso anno, hanno esposto le loro tesi, demolendo i dodici indizi presentati alla corte dal pm, indizi ricavati dalle perizie effettuate sul luogo del delitto solo undici mesi dopo l’assassinio e ripetute per l’ultimo processo d’appello nel maggio dello scorso anno, indizi che erano stati ritenuti sufficienti alla corte milanese per la pesante condanna ai due imputati. Diverso è stato il parere della Cassazione che ha rigettato la sentenza e ordinato al tribunale milanese di ripetere il procedimento. La storia giudiziaria del delitto di Angelo Ogliari sembra infinita, conta cinque processi con due assoluzioni e una condanna e due ricorsi in Cassazione.

Il primo processo venne celebrato a Crema in abbreviato, nel luglio del 2011. L’accusa venne sostenuta dal procuratore Daniela Borgonovo, che chiese per entrambi gli imputati l’ergastolo, commutato a 30 anni di prigione, visto il rito abbreviato, ma il giudice Cristian Vettoruzzo assolse i due, con sentenza del 6 ottobre 2011. La procura di Crema presentò ricorso in appello a Brescia, appello discusso il 18 gennaio 2013, ma anche qui i due vennero assolti. La sentenza d’appello, 44 pagine, venne depositata a fine aprile e si scontrò con il ricorso alla Cassazione che era stato inoltrato dal procuratore generale di Brescia Cristina Bertotti e che era stato accolto. Secondo processo d’appello davanti alla quarta sezione della corte d’Assise d’appello di Milano, che il 7 luglio dello scorso anno, ha condannato i due imputati a 30 anni. Nuovo ricorso in Cassazione, stavolta da parte degli avvocati Boschiroli e nuovo ribaltamento, con la Cassazione che cancella la condanna e ordina il sesto processo.