Cremona, 30 novembre 2017 - Era riuscito ad escogitare un redditizio sistema per farsi pagare più volte per la stessa fornitura di porte e infissi a distanza di anni, dopo aver preteso il primo pagamento in nero e in contanti. Il giudice per l'udienza
preliminare del tribunale di Cremona, Letizia Platè, dovrà decidere in merito alla richiesta di 12 anni di reclusione e 16mila euro di multa formulata oggi dal pubblico ministero Francesco Ignazio Abbadessa per l'artigiano di 56 anni di Crema (Cremona) arrestato con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'estorsione, all'evasione fiscale e all'attribuzione fittizia della titolarità di beni. Nell'inchiesta condotta dalla guardia di finanza era finita anche la moglie, per la quale il pm ha chiesto la condanna a un anno e dieci mesi. Per la figlia ventiquattrenne dell'artigiano la richiesta di reclusione è di un anno e otto mesi. È stato chiesto il rinvio a giudizio per l'avvocato dell'artigiano.

L'indagine portò alla luce un sistema estorsivo. Secondo l'accusa, il meccanismo era semplice, quanto subdolo, con l'avvocato che fungeva da 'regista'. Dieci anni dopo la cessazione dell'attività artigianale (produceva serramenti), il 56enne avrebbe cominciato a sollecitare ai vecchi clienti il pagamento di fatture mai a suo tempo emesse e per le quali aveva peraltro già ottenuto il pagamento, giungendo persino a gonfiarne gli importi. Contava sul fatto che, a distanza di dieci anni (periodo oltre il quale gli istituti di credito non conservano più la documentazione delle operazioni bancarie) e, soprattutto, a causa dell'utilizzo di somme in contanti, i clienti non fossero in grado di dimostrare di aver già pagato i serramenti acquistati. Nei confronti di coloro che si
rifiutavano di pagare l'artigiano arrivava a richiedere al giudice l'emissione di un decreto ingiuntivo che gli dava il diritto di pignorarne i beni personali. C'è chi si è visto pignorare la pensione o i quadri di famiglia.

Al termine delle indagini, avviate nel 2014 e coordinate dalla Procura della Repubblica di Cremona, i finanzieri della tenenza di Crema hanno ricostruito un centinaio di casi di estorsione avviati a partire dal 1996 e altri che erano in preparazione. Con il provento dell’evasione fiscale prima (dal 2009 i redditi dichiarati sono stati praticamente nulli) e delle estorsioni, dopo, l'uomo aveva acquistato dal 1990 ad oggi ben 81 immobili e 9 terreni nelle province di Cremona, Brescia, Bergamo, Lodi ed un posto barca in un porto privato nella provincia di Udine. Tali beni negli ultimi anni erano passati di mano tra diverse società (anche estere) e prestanome, giungendo a concentrare 58 di questi immobili in capo a una società lussemburghese allo scopo di nasconderne la proprietà. Il Gip presso il Tribunale di Cremona aveva quindi disposto il sequestro “per sproporzione” dei 91 immobili e terreni, di un posto barca, di 16 autoveicoli, di 7 motoveicoli e di 2 rimorchi, delle quote societarie di 13 società, il tutto per un valore complessivo prudenziale stimato di 8 milioni di euro, oltre al saldo dei conti correnti e dei rapporti finanziari riconducibili ai tre indagati. Contestualmente, mediante l’esecuzione di quattro rogatorie internazionali, erano stati sottoposti a sequestro, da parte delle competenti autorità estere, anche le disponibilità trasferite in modo fraudolento dagli indagati in Francia, Lussemburgo, Svizzera e San Marino.