Brescia, 16 settembre 2017 - Forzieri inesauribili le case bresciane, le dimore patrizie di una volta, le ville di industriali e professionisti di grido contemporanei. Forzieri d’arte, per la precisione. Ed esploratore instancabile Davide Dotti, critico e storico. Curatore della sua prima mostra - da Magnasco a Guardi - a vent’anni, tanto da ricevere i complimenti di Giorgio Napolitano, allora Presidente della Repubblica, come “il piú giovane critico d’arte d’Italia”. Tre anni fa organizzatore a Brescia, a Palazzo Martinengo, dell’esposizione dedicata a “Moretto, Savoldo, Romanino, Ceruti: cento capolavori” dalle collezioni d’arte locali. Ora al lavoro su “Picasso, De Chirico, Morandi”, altri cento capolavori dell’arte del XIX e del XX secolo provenienti dalle collezioni private bresciane. Una mostra, presentata ieri, che si terrà, nella stessa sede, in concorrenza quanto a prestigio con il museo di Santa Marta, dal 20 gennaio al 10 giugno del prossimo anno.

Per quasi cinque mesi, grazie all’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, al Comune e alla Provincia di Brescia, capolavori moderni o contemporanei abitualmente custoditi nel silenzio di ricche dimore si offriranno alla vista e all’ammirazione del pubblico “normale”, come nel 2014 era stato per tele rinascimentali e barocche. Un’occasione anche per indagare e raccontare la genesi di un collezionismo raffinato e appartato, che in tanti modi può venir definito tranne che provinciale. Raccolte che si sono costituite con intelligenza e passione: «Per fortuna, i potenti e possidenti capitani d’industria, come li chiamano qui - commenta Davide Dotti -, dopo aver fatto fortuna con il tondino e la meccanica, hanno investito anche in bellezza. Chi antica, chi moderna. E per la fortuna mia e dei visitatori della serie di mostre che si chiuderà con quella di gennaio hanno superato la loro tradizionale diffidenza affidandoci i loro quadri. Anzi, visto il successo di quelle esposizioni, sono stati spesso i proprietari dei capolavori a proporsi come prestatori. Felici di condividere con altri le loro bellezze, appunto».

Ai visitatori, al loro gusto, la scelta, da gennaio, di chi preferire. Se i maestri del primo Novecento, da Balla a Boccioni, da De Chirico al “dioscuro” Savinio, meno famoso ma piú interessante, o i capifila dei decenni successivi, che poi spesso capifila non sono stati, ma protagonisti geniali e unici, Burri e Manzoni, Vedova e Fontana. O se scoprire le opere dei grandi artisti bresciani dell’Ottocento. Luigi Basiletti, per esempio: amico di Giovanni Canova, alternò a Brescia l’attività di pittore e di cultore delle antichità locali, dirigendo i lavori di scavo del Capitolium e riportando alla luce il tempio, il teatro romano, i resti della Piazza del Foro, sino, nel 1826, alla Vittoria alata. Angelo Inganni, vedutista apprezzatissimo, studio a Milano in San Marco. E poi Faustino Joli o Francesco Filippini, sino a Emilio Rizzi.