Brescia, 22 agosto 2017 - È l'anno del cantautore in accomandita semplice. Fra le tante realtà dell’indie che animano la scena musicale italiana, infatti, nessuna è riuscita a far meglio di Brunori Sas e di quel “A casa tutto bene” con cui il musicista calabrese si presenta questa sera alla festa bresciana di Radio Onda d’Urto. Il disincanto che lega «le poche risposte e le tante domande» di questo quarto parto della ditta Brunori (che all’anagrafe si chiama Dario) nasce dalla paura dell’ignoto e dalla necessità di esorcizzare le piccole, grandi inquietudini del quotidiano. Tutto con un piede a Cosenza e l’altro a Milano, senza rinunciare allo stimolante sfasamento emotivo di questo pendolarismo tra Sila e profondo Nord. Realizzato assieme al produttore Taketo Gohara vicino casa, in una masseria del 1100 a San Marco Argentano, settemila anime o giù di lì, “A casa tutto bene” crea nuovi presupposti per i live di Brunori.

«Avendo da tempo una band che mi accompagna, stavolta ho pensato di sfruttarla fino in fondo» ammette. «Il cantautore tout court, infatti, non è più troppo di moda, forse perché la canzone con predominanza del testo sulla parte musicale ha fatto un po’ il suo tempo. Io ho cercato di tenere le cose in equilibrio creando con i miei sodali un tessuto musicale interessante ragionando con una mentalità da gruppo più che frontman solo lì davanti con la chitarra. Pure negli arrangiamenti ho guardato più a band internazionali dal suono interessante che ai padri del cantautorato italiano a cui avevo fatto riferimento in passato».

Tutti elementi che dal vivo risaltano. «So che arrivo in ritardo, ma gente come Other Lives, Sufjan Stevens, Time Impala non riesco proprio a togliermela dagli auricolari» conferma. «Certo, ‘Morning phase’ di Beck è un disco che adoro, ma sarebbe stato sbagliato lavorare su quei mondi, per questo ho cercato di limitarmi a riprendere solo l’approccio alle canzoni, al modo di concepire l’album o alla produzione che hanno certi lavori. Anche sul nostro panorama ho apprezzato particolarmente cose come ‘DIE’ di Iosonouncane, ‘Bellissima noia’ di Nicolò Carnesi o ‘Egomostro’ di Colapesce che, pur mantenendo una matrice italiana, cercano di esplorare nuovi territori».

Ad aprire la serata bresciana saranno, però, altri due protagonisti della nuova scena indie quali Veronica Lucchesi e Mangiaracina, meglio conosciuti come La Rappresentante di Lista, con quel «Bu bu sad» che hanno ultimamente fermato pure tra i solchi del loro primo album dal vivo. Dieci tracce registrate in dieci città diverse. «Quando, due anni fa, abbiamo scritto ‘Bu bu sad’ eravamo solo io e Dario» ammette la Lucchesi. «Quindi, una volta allargata la band a Enrico Lupi e a Marca Cannuscio, a cui da ultimo s’è unita pure mia sorella Erika, i pezzi hanno assunto nuovi significati e ci è sembrato giusto registrarli così come prendono vita ogni sera sul palco».