Brescia, 18 giugno 2017 - Cresce la presenza di cromo esavalente sotto lo stabilimento Caffaro. Il dato preoccupante è emerso dagli ultimi monitoraggi Arpa nel sito industriale bresciano, che è diventato di interesse nazionale per il maxi inquinamento da Pcb e diossina. Ed è stato confermato dalla direttrice di Arpa Brescia, Luisa Pastore, alla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. L’inquiante è presente nel Sin (Sito di interesse nazionale) per la mancata depurazione delle acque, in particolare della Val Trompia, ma "nell’ambito dello stabilimento sembra esserci un incremento che deve essere verificato in termini di sorgente". In particolare, è da chiarire se ci sia una sorgente legata alla presenza di contaminazioni pregresse, o se la causa sia da attribuire a un contributo da parte dell’attuale stabilimento. 

Tutt'altro che chiuso anche il caso della Baratti Inselvini di via Padova, quartiere Chiesanuova. La galvanica era finita sotto sequestro nel 2008, quando furono trovate concentrazioni di cromo sopra i 200.000 mg/l (il limite per la falda è di 5); il processo finì con la condanna per i titolari, che hanno avviato la bonifica. Da una parte viene utilizzato siero di latte bovino per trasformare il cromo VI nella prima falda, in modo da renderlo innocuo. Dall’altra si cerca di contenere la contaminazione con una barriera idraulica. Tuttavia, i risultati non sembrano così soddisfacenti. A gennaio 2016 Arpa ha trovato cromo VI fino a 600 volte sopra i limiti, a 36.400 mg/l. I problemi del sito, che rientra nel perimetro del Sin Caffaro, sono due.

Da una parte, la barriera idraulica non sembra funzionare a sufficienza. Dai monitoraggi fatti dai tecnici dell’Agenzia regionale per l’ambiente, il volume di acqua emunta è risultato inferiore di circa il 90% rispetto a quanto previsto (15.000 mc), "con grave pregiudizio delle misure di contenimento delle acque sotterranee. Sempre l’Arpa ha poi segnalato al Ministero dell’ambiente la necessità di verificare la tenuta della vasca di cromatura in uso nel sito, "in quanto potenziale sorgente di contaminazione del piezometro 7 che mostra un trend di concentrazione di cromo esavalente in crescita". Di tutto questo l’Agenzia ha "informato Comune e Procura. Il dossier è stato esaminato giovedì sera dal Consiglio di quartiere di Chiesanuova, che metterà in atto delle iniziative. "La situazione – spiega Guido Menapace, del Comitato Ambiente Brescia Sud – è gravissima e sembra assurdo che non ci siano state reazioni. Il problema è che l’acqua contaminata viaggia verso sud e viene intercettata dai pozzi privati". Al rubinetto il cromo VI è stato abbattuto, grazie all’intervento fatto da A2A, per portare l’inquinante quasi a zero. "Resta il punto che questo intervento lo paghiamo noi in bolletta – ricorda Carmine Trecroci, presidente di Legambiente – mentre c’è un’azienda che sta continuando a inquinare. Comune e opinione pubblica si stanno dimostrando poco reattivi".