Buccinasco (Milano), 22 marzo 2018 - Esce dalla porta della taverna, è infastidito dai giornalisti. Si torna indietro di quasi un anno, quando fuori dalla chiesa di Buccinasco, dopo la comunione della nipote, il boss aveva detto, tra i denti, «cani», con lo stesso fastidio. La stessa rabbia, con cui ha puntato il dito e ha urlato: «La ‘ndrangheta siete voi giornalisti». Ieri pomeriggio Rocco Papalia è esploso, con lui la moglie Adriana Feletti e la figlia Serafina. Dieci centimetri di muro separavano la famiglia radunata in taverna con il seminterrato dove si trovava la Giunta di Buccinasco.

Il sindaco Rino Pruiti l’aveva promesso: «Faremo la riunione con tutti gli assessori qui, nella parte confiscata alla famiglia Papalia, per dimostrare che noi, lo Stato, c’è e non scenderemo a compromessi. Questa seduta è solo la prova generale: faremo riunioni dei sindaci, trasferiremo gli uffici qui. Qui dove c’è scritto la ‘ndrangheta ha perso, sui muri del cortile che ora la famiglia Papalia rivendica come sfida alle istituzioni». Il sindaco del centrosinistra si riferisce al cortile (parte non confiscata) che usano i minorenni profughi dell’associazione Villa Amantea, proprio davanti alla parte confiscata della villetta di via Nearco al 6. Una parte, appunto, perché nell’altra ci vive ancora Rocco Papalia, 67 anni, da quando, a maggio dello scorso anno, è uscito dopo 25 anni di reclusione per associazione, traffici, sequestri e omicidio, insieme alla moglie Adriana Feletti, 64 anni. È lei che ci tiene a spiegare che «quel cortile è mio, ne sono proprietaria, ho le carte. La casa l'ho avuta in eredità, sto solo rivendicando un mio diritto». Ma perché vuole così tanto quel cortile?

«Per metterci i cassonetti dell'immondizia, per far giocare i nipotini. A me i ragazzi che abitano qui mica danno fastidio, anzi, la mia porta è sempre aperta, possono venire quando vogliono. Si può convivere serenamente». Non la pensano così i ragazzi che ci abitano, i volontari: «Se il giudice dovesse dare ragione ai Papalia e concedergli l'uso del cortile noi non ci staremo». Fa ancora paura Papalia, il boss della 'ndrangheta che ha reso Buccinasco, tristemente, la Platì del Nord, portando la 'ndrangheta dalla Calabria alle porte di Milano. «Ma quale 'ndrangheta, la 'ndrangheta non esiste. Fossi stato davvero un boss giravo con l'autista», urla paonazzo. Si riferisce a quando è stato sorpreso dai carabinieri di Buccinasco, che costantemente monitorano il territorio e i movimenti del boss, alla guida della macchina, senza patente. Una violazione delle disposizioni della libertà vigilata che potrebbe inasprire la sua condizione e farlo finire in una casa lavoro.

«Avevo bisogno di medicine, ho preso l'auto per quello», cerca di giustificarsi, mentre racconta come Buccinasco l'ha costruita lui e non intende andarsene: «Abito qui da quando avevo 16 anni, c'erano solo due cascine, io trasportavo sacchi di malta per costruire i capannoni – dice orgoglioso –, ho aiutato tante di quelle persone qui e ora mi rompono le scatole. Basta, basta parlare di me. Il sindaco insiste, dice che è lo Stato. E se il pesce puzza dalla testa... Io ho già pagato. Mia moglie si sveglia alle 4 del mattino per aprire il bar – a Milano, il Pancaffè –, provvede lei a tutto. Non abbiamo più soldi. Lasciateci stare». E i 5mila euro di multa per guida senza patente? «Pagati – assicura Papalia –, già pagati».