L'Ikea di Corsico
L'Ikea di Corsico

Corsico (Milano), 13 febbraio 2019 - La tecnica, secondo quanto ricostruito,era semplice: l’etichetta di un elemento di arredo, per esempio uno sgabello, un lampadario o un materasso, veniva tolta dall’oggetto e sostituita con un altro codice a barre che apparteneva in origine a mensoline o bicchieri venduti a pochi euro. Addirittura pochi centesimi se erano quelli tra scaffali e cesti dell’Angolo delle Occasioni, lo spazio destinato ai prodotti da rivendere a basso prezzo, perché datati o un po’ rovinati. Una volta che l’oggetto era stato marchiato con il nuovo prezzo, bastava passarlo in cassa, meglio ancora se quelle self service, con l’aiuto di qualche commesso compiacente girato dall’altra parte. Ed ecco che i dipendenti o loro amici e parenti si portavano a casa un bel lampadario da una cinquantina di euro pagandolo con una banconota da cinque. I dipendenti, sì, perché i protagonisti del giochino dello scambio etichette sarebbero proprio i lavoratori del centro. Siamo all’Ikea di Corsico, stretto hinterland milanese, dove lavorano quasi 400 dipendenti tra magazzini, uffici e reparti. Lunedì mattina le guardie del colosso svedese hanno iniziato a consegnare ad alcuni lavoratori le lettere di sospensione.

Sono stati raggiunti direttamente nel reparto, mentre erano in servizio. Pochi minuti per togliersi la divisa gialla, staccare il badge dalla tasca, svuotare l’armadietto. Poi, un passaggio agli uffici per formalizzare il provvedimento, con la lettura ad alta voce della missiva, comunicazione dell’avvio del procedimento disciplinare per «comportamenti illeciti»,e accompagnamento all’uscita. Almeno per ora, sono 30 i dipendenti dell’Ikea accusati di aver sostituito cartellini dei prodotti. Un gruppo ben organizzato, nell’ipotesi: chi toglieva il prezzo, chi tagliava l’etichetta del prodotto in sconto e chi consegnava il nuovo oggetto ribassato nelle mani dei familiari che passavano in cassa sicuri di uscire con il carrello pie e pochi euro in meno nel portafoglio. Da Ikea mantengono riserbo sui dettagli, anche perché con ogni probabilità il provvedimento non si fermerà a una sospensione ma ci sarà anche un procedimento penale ipotizzando un’associazione dedita al furto e magari anche alla ricettazione, vendendo gli oggetti rubati magari sui gruppi Facebook, spacciandoli per «usati ma come nuovi».

«Un’indagine interna ha svelato il grave comportamento di alcuni co-worker dello store di Corsico volto a danneggiare le risorse aziendali – dicono dal colosso svedese –. Ikea sta prendendo i provvedimenti necessari per proteggere i propri co-worker e il proprio brand». Riserbo che mantengono anche le sigle sindacali, che preferiscono aspettare prima di commentare la vicenda: vogliono sentire tutti i lavoratori sospesi e chiarire la storia. Solo dopo si esprimeranno. Massima cautela. Intanto, i dipendenti hanno cinque giorni per presentare le loro giustificazioni, difendendosi dalle accuse. Per ora, tutti sospesi.