Milano, 15 luglio 2018 - «Ma che politica, che cultura/ sono solo canzonette...». Giocava con ironia, Edoardo Bennato, cantando nel 1980 una delle sue composizioni più dissacranti e divertenti. E sapeva naturalmente che le cose non stanno proprio così. Una canzone è “leggera”, ma nel senso che Italo Calvino dava al termine. E la musica, se è bella, poco tollera recinti di genere ed entra nei territori della poesia, toccando l’intelligenza del cuore. Lo raccontano Maurizio Stefanini e Marco Zoppas in “Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone”, Il Palindromo. L’epica dei racconti lirici di Omero. I versi di Lorenzo de Medici nel “Trionfo di Bacco e Arianna”. E la straordinaria poesia di José Martí che diventa popolare in tutto in mondo con la musica di “Guantanamera”. E ancora le parole di Brecht cantate da Milva, l’”Orfeo negro” di Vinícius de Moraes e Bob Dylan con il Nobel per la letteratura. Poesia e musica rivelano dimensioni dell’anima che tengono insieme nostalgia e felicità.

Le canzoni sono soprattutto “Canzoni d’amore”, come documenta un bel libro di Luca Beatrice, Mondadori. Dicono poco d’allegria e molto d’abbandoni, tradimenti e dolore. E da Gino Paoli a Luigi Tenco, da Battisti all’”Eskimo” di Guccini, da Ornella Vanoni con “L’appuntamento” alla Mina di “Città vuota”, da De Gregori a Ligabue, ricordare canzoni e raccontarne aneddoti e interpretazioni vuol dire ripercorrere più di mezzo secolo di storia d’Italia e parlare della colonna sonora della vita di tanti e di ognuno di noi. Le vite sono, appunto, scandite dalla musica. Una canzone, la colonna sonora d’un film, una sonata per piano o una sinfonia, per dare corpo a emozioni, ritrovare ricordi. Severino Salvemini, economista bocconiano, uomo di sofisticata cultura, s’è divertito a chiedere a una serie di persone di raccontargli la loro playlist, per una brillante rubrica su “Sette” del “Corriere della Sera”. E adesso quegli elenchi sono raccolti in “Le liste degli altri - La musica amata da 139 italiani”, Castelvecchi. Ne viene fuori un ritratto di personalità rivelate da scelte musicali accompagnate da notazioni ironiche e affettuose. Pupi Avati sceglie, “L’anno che verrà” di Lucio Dalla, Natalia Aspesi “Il cielo in una stanza”, Enzo Bianchi, ex priore, uomo d’intensa spiritualità, “Ne me quitte pas” di Jacques Brel e soprattutto “Gracias a la vida... que me ha dado tanto”, parole di Mercedes Sosa, voce di Violeta Parra, emozionante come una preghiera sul calar della notte.