Stefano Bollani

Milano, 26 luglio 2018 - Debutto per l’etichetta Alobar di Stefano Bollani. “Que bom” arriva dieci anni dopo “Carioca”, il suo primo disco di standard brasiliani con musicisti brasiliani, ma questa volta il canzoniere registrato con gli stessi compagni a Rio è suo, tranne un testo di Caetano Veloso e una canzone di Joao Bosco, un altro degli ospiti con Hamilton de Holanda (suo complice in tour) e Jacques Morelenbaum.

Il Brasile è il luogo perfetto per l’eclettismo classico popolare contemporaneo jazz di Stefano, perché appartiene all’anima cantautorale e colta della MPB. Linguaggi e anime a specchio. Come nella scelta della voce di Caetano Veloso per la sua “Nebbia a Napoli” (È per te che ho rubato la nebbia a Napoli e ho portato via il ghiaccio ai Tropici) e “Michelangelo Antognoni” di Caetano (Di pietra e vapore Amore Inutile finestra), due scritture poetiche che si parlano, un certain regard, il sequel per Veloso di “Giulietta Masina”. Tropicalismo ermetico e Paolo Conte. È come un festival del cinema italiano anni ‘50 e ‘60 a Rio, l’identità profonda della MPB che fa il viaggio di ritorno in nave verso il Vecchio Continente. Le colonne sonore di Piero Piccioni, milonghe sparigliate e virtuosi classici francesi, samba che affiora in “Accettare tutto”, meraviglioso jazz in “Que Bom” e “Olha a Brita”, il gioco di “Uomini e polli” o “Ho perduto il mio pappagallino”. Molto bello. Mar.Man