L’Unione Inquilini aveva manifestato sotto il municipio per chiedere una soluzione
L’Unione Inquilini aveva manifestato sotto il municipio per chiedere una soluzione

Sesto San Giovanni (Milano), 13 febbraio 2020 - Meno di un mese fa, dopo un picchetto anti-sfratto a cui aveva partecipato anche Moni Ovadia, l’Unione Inquilini aveva organizzato un presidio sotto il municipio e aveva chiesto un tavolo per trovare sistemazione a chi si troverà senza casa. Perché il 26 febbraio le famiglie che da anni vivono nel residence di via Puccini dovranno lasciare anche quella soluzione abitativa.

"Saremo presenti con un nuovo picchetto, ma speriamo che per quella data arrivino segnali dal Comune", commenta il sindacato. Nello stabile di via Puccini sono rimaste 9 famiglie, che erano state collocate lì negli scorsi anni perché avevano ricevuto uno sfratto esecutivo. "Queste persone hanno pagato l’affitto al municipio, che avrebbe dovuto ‘girarlo’ al proprietario dello stabile, ma non lo ha fatto – denuncia l’Unione Inquilini -. Per questo, il proprietario ha ottenuto dal tribunale di Monza lo sfratto per morosità a causa di oltre 100mila euro di mancati pagamenti. Ora le famiglie saranno costrette a lasciare questi locali senza avere altri posti dove andare".

Lo sgombero è fissato per il 26 febbraio. La mattina il sindacato sarà presente con una mobilitazione che poi si sposterà in piazza della Resistenza. Da tempo si chiede un intervento all’amministrazione. A fine gennaio in piazza della Resistenza i comitati avevano ribadito la necessità di attivare le procedure in emergenza. Nell’ultimo incontro il sindacato aveva potuto esprimere le proprie richieste al capo di gabinetto e ai funzionari comunali. "Da sempre chiediamo un piano casa preciso. Chiediamo di usare le risorse previste dalla Regione e dalla legge di bilancio per l’emergenza abitativa. I 40 sfratti totali dalle sublocazioni avviati dal Comune si aggiungeranno agli escomi eseguiti ogni settimana: ne sono previsti dai 70 ai 100 per il 2020". Questione di bilancio e di diritti, replica il sindaco Roberto Di Stefano. "Abbiamo ereditato una situazione insostenibile. Quel residence era stato trasformato in una collocazione definitiva per molte persone anche con canoni irrisori di 50 euro, incassati dall’ente. Da quando ci siamo insediati abbiamo ricollocato in case pubbliche, tramite bando, diversi nuclei e altri hanno stipulato un contratto diretto con la proprietà visto che hanno un reddito. Non abbandoniamo nessuno, ma ci facciamo carico dei sestesi che hanno bisogno".