Claudio D'Amico
Claudio D'Amico

Sesto San Giovanni (Milano), 17 luglio 2019 - Silenzio assoluto sul caso dell’assessore Claudio D’Amico da parte del sindaco Di Stefano e dell’amministrazione comunale. Dal giorno in cui i rapporti tra l’assessore sestese e la Russia, che lui non aveva mai nascosto, sono diventati un caso nazionale, il sindaco ha deciso di non rispondere ai giornalisti e la consegna del silenzio è stata estesa anche a tutti gli uffici. L’assessore alla Polizia locale è assente dal suo ufficio da qualche giorno. Insieme a Gianluca Savoini, indagato dalla procura di Milano per corruzione internazionale, è considerato l’uomo ombra di Matteo Salvini in Russia.

Su di lui non ci sono accuse specifiche, anche se pare certo che verrà ascoltato dai magistrati nei prossimi giorni. Fin dal suo insediamento a Sesto, l’esponente leghista aveva chiesto a Di Stefano di poter avere un ufficio direttamente nella sede della polizia locale, dunque lontano dal municipio, ma vicino agli uomini con i quali ha spesso condiviso i servizi di controllo del territorio. Ed è qui che gli agenti hanno riferito di non averlo visto da giorni al lavoro.

Dall’opposizione continua il pressing di tutti i partiti che chiedono le sue dimissioni, non soltanto in virtù del coinvolgimento nel caso Lega-Russia, quanto per le sue attività che negli ultimi mesi lo avevano tenuto lontano dalla città. L’ex sindaco Pd Monica Chittò lo ha accusato di assenteismo. Nell’ultimo anno è risultato assente 27 volte sulle 51 riunioni di giunta, mentre è mancato per oltre il 50% dei consigli comunali, ai quali però non era tenuto a partecipare. Ciò che si chiedono i partiti di opposizione è «perché dobbiamo pagare con soldi dei sestesi un assessore che lavora tra la Russia e gli uffici del vicepremier Salvini?». Anche la civica Sesto nel Cuore, che fino a poche settimane fa era parte della maggioranza di centrodestra, ha chiesto le dimissioni dell’assessore, «non tanto per l’inchiesta che non lo vede nemmeno indagato, ma per il fatto che non è in grado di lavorare per i sestesi».