Vito Clericò durante un'udienza in aula

Garbagnate (Milano), 22 marzo 2018 - «Mia moglie è innocente, della morte di Marilena non sa proprio niente. Come possono metterla in mezzo, indagata e complice? Non le ho detto neanche una parola dell’accaduto, neanche che ero uscito mentre lei dormiva, ho tenuto sempre tutto dentro di me». Difende e scagiona la moglie Alba Rosa, indagata a piede libero per sequestro di persona, poi ricostruisce quello che sarebbe successo il 30 luglio 2017, Vito Clericò il pensionato 65enne di Garbagnate in carcere dall’11 settembre per l’assassinio di Marilena Rosa Re, 58 anni, promoter di Castellanza.

Lo fa in una lettera di quattro pagine scritta a mano e inviata al conduttore della trasmissione Iceberg di Telelombardia, in ondastasera. Nella lettera Clericò fornisce dettagli sulla nona versione già raccontata ai suoi legali e al Pm Rosaria Stagnaro della Procura di Busto Arsizio, titolare dell’indagine. Una versione decisamente fantasiosa che ripete da mesi. Ancora una volta precisa che il movente di quell’atroce omidicio non sono i 90.000 euro che la vittima aveva prestato a lui e alla moglie e che voleva indietro, ma un brutto sogno fatto la notte prima.

«Un incubo spaventoso, ero agitato e sono stato sveglio tutta la notte», scrive Clericò. Poi racconta di quando è uscito alle sette di casa, «senza fare rumore e svegliare mia moglie». È andato a Castellanza, ha preso Marilena e l’ha portata nel suo orto di via Volta. Con quale motivazione sia riuscito a convincere la promoter ad andare con lui, alle sette del mattino, non dice nulla. Nell’orto Marilena «è inciampata e caduta - aggiunge - in quel momento non so cosa è successo nella mia testa, ho cominciato picchiare, sentivo delle voci che dicevano picchia, picchia». Tanti colpi, fino ad uccidere l’ex vicina di casa, decapitarla e seppellirla nell’orto. Poi ritorno a casa, «nel box mi sono cambiato pantaloni e maglietta, mia moglie dormiva ancora».

Sulle condizioni psichiche e di salute di Clericò dopo la perizia del legale di parte, Alessandro Meluzzi, il Gip attende quella del perito nominato dalla Procura per decidere se le attuali condizioni di salute di Clericò sono compatibili con lo stato di detenzione e se è in grado di stare in giudizio.