Milano, 24 settembre 2020 -

LETTERA

Caro Direttore, ho letto su Internet del pacco bomba arrivato in azienda a Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Brescia. Non conosco lui né le sue attività pubbliche, ma mi sembra l’ennesimo segnale di un’inquietante escalation di tensione. Sembra di tornare indietro di quarant’anni. Luigi S., Brescia

RISPOSTA

Quello avvenuto nella serata di martedì a Brescia è qualcosa di realmente inquietante. Recapitare un pacco esplosivo, capace di generare una pericolosa fiammata, e costringere a sgomberare un’intera azienda da tutti i dipendenti è il segno che non abbiamo di fronte solo una minaccia estemporanea, ma un piano preciso per impressionare l’opinione pubblica e ricorrere alla violenza per deviare il discorso pubblico. Prima delle minacce a Pasini, era stato il turno di Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, anch’egli bresciano, destinatario di una busta con proiettili. Stesso contenuto del plico spedito al presidente della regione Attilio Fontana. Si era pensato a un riferimento alle dure polemiche sulla mancata istituzione della zona rossa nella bassa Val Seriana durante la fase più acuta dell’emergenza Covid. Ma il gesto dell’altra sera suggerisce uno spessore diverso, uno scopo che non è soltanto la protesta o la minaccia vana. Dovere di tutti è impedire che si torni a vivere stagioni buie come quelle del passato. Inoltre, non è con la violenza o l’intimidazione che si può chiedere chiarezza sulla dolorosa vicenda della pandemia, ammesso che il movente sia questo.

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