Binasco, perde il pinscher e lo ritrova dopo 5 anni: "Il cane è mio". Ma serve il Dna

Il cane non ha il microchip: battaglia legale in tribunale

Il piccolo Whisky che aveva tre anni al momento della scomparsa

IMPEGNO A sinistra l’avvocato Francesca Dambonin che ha seguito la causa A destra il piccolo Whisky che aveva tre anni al momento della scomparsa

Milano, 25 maggio 2019 - Quando l’avvocato ha chiesto al Tribunale di Milano di nominare un perito esperto in biologia genetica veterinaria e di predisporre il test del dna su un cagnetto, il giudice ha strabuzzato gli occhi. Certe cose, deve aver pensato, si fanno solo in casi delicati, come il riconoscimento della paternità di un bambino conteso. Ma questa volta a essere conteso è un cagnetto, un pinscher che all’epoca dei fatti aveva tre anni.

Tutto inizia quando Whisky, il cucciolo, non fa ritorno a casa dopo il consueto giro per le campagne dove vive, Binasco, paesino del Sud Milano. Il padrone, un agricoltore di 65 anni, non lo vede rientrare e sporge denuncia. Il cagnetto non ha il microchip e non è iscritto all’anagrafe canina: un grosso errore che è costato al proprietario cinque anni di battaglie legali per riavere il suo Whisky. Una signora, infatti, trova il cane e lo porta in una clinica veterinaria milanese. Dopo dieci giorni, il pinscher le viene affidato, visto che non si riesce a trovare il proprietario. Ma il padrone c’era ed era alla ricerca disperata del suo amico a quattro zampe. Poi, la svolta: la signora, notando che il cagnetto non si adattava alla vita in appartamento, abituato in campagna, si rivolge a un’addestatrice cinofila che, per un’incredibile coincidenza, abita proprio vicino all’agricoltore. Ma la nuova padrona non sente ragioni: il cane lo reputa suo e non vuole restituirlo. «Sono stata contattata dal padrone – racconta l’avvocato Francesca Zambonin, esperta in diritti degli animali –: era avvilito, non sapeva cosa fare. Abbiamo provato a parlare alla signora ma era irremovibile. Ci siamo quindi rivolti al Tribunale di Milano depositando un ricorso per accertamento tecnico preventivo, al fine di ottenere il riconoscimento dell’identità del cucciolo».

Il giudice, dopo un primo momento di comprensibile smarrimento, nomina quindi un consulente tecnico e un test del dna per accertare il profilo genetico del cane. Vengono anche nominati due periti di parte: tutto si svolge come in un processo normale. Il tecnico preleva il campione di dna dal cagnetto, da peli e saliva, e lo compara con quello trovato su cuscini e giochi del cucciolo che il padrone custodiva. Non ci sono dubbi: è Whisky. «Nonostante la certezza univoca, la signora non acconsente ancora a restituire il cagnetto – spiega il legale –: procederemo con la richiesta di un atto esecutivo». Un caso raro anche per l’avvocato, abituata a «trattare casi di custodia di animali tra coppie che si separano, ma mai mi era capitata una vicenda simile. Ci prendevano un po’ per matti, ma Whisky per il padrone era come un figlio. Dopo cinque anni torneranno presto insieme».

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