Dipendenti mobilitati

Cernusco sul Naviglio (Milano), 26 maggio 2018 - Scioperi confermati, il 31 maggio e l’1 giugno i corrieri della Fedex torneranno in piazza per dire ancora una volta no alla pesante ristrutturazione annunciata dal colosso americano delle spedizioni: 315 licenziamenti in tutta Italia e 115 trasferimenti, "fasulli" per i sindacati: "Comporterebbero trasferte giornaliere di 300 chilometri andata e ritorno dalle nuove sedi assegnate a ciascuno". Quattro i posti a rischio a Cernusco sul Naviglio dove c’è la casa-madre.

Fumata nera al ministero dello Sviluppo economico dopo l’incontro con la multinazionale, ieri mattina, per trovare una soluzione. Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno ribadito la condizione necessaria per dar vita a un confronto proficuo: "Il ritiro immediato del piano". I manager, invece, si sono limitati a offrire "incentivi non meglio precisati per chi accetterà di andarsene volontariamente". Prospettiva inaccettabile per il personale in bilico quasi tutto fra i 30 e i 40 anni "difficilmente ricollocabile". Solo la mediazione del Mise ha scongiurato che il dialogo si interrompesse, ma le posizioni restano agli antipodi. L’Rsu considera inaccettabile l’esternalizzazione a fronte di fatturato e volumi in crescita (60 miliardi, + 27% nel 2017) e del boom dell’e-commerce. "Da parte nostra - hanno spiegato le tre sigle a fine incontro – siamo disponibili a sederci attorno a un tavolo a partire dalla salvaguardia dell’occupazione, dal riconoscimento delle professionalità e dal superamento del modello produttivo basato sull’allungamento della filiera della logistica e della distribuzione delle merci, come nel caso di Tnt, puntando sull’internazionalizzazione delle attività, per fare emergere il modello virtuoso di Fedex".

Manager e corrieri ci riproveranno il 4 giugno, prima da soli, una nuova verifica con il ministero è stata fissata tre giorni dopo, il 7. Mentre la diplomazia tesse le tela, la protesta non si ferma. Gli addetti sono pronti a incrociare di nuovo le braccia per due giorni, si comincia giovedì. La prima volta, il 17 maggio, ha registrato partecipazione pressoché totale. Anche i colleghi delle sedi escluse dalla ristrutturazione, 10 su 34, si sono presentati in massa, senza indugio. Il timore è che questa prima massiccia sforbiciata sia solo l’inizio. L’ipotesi è che gli americani vogliano disfarsi dei dipendenti diretti cedendo le consegne alle cooperative esterne, abbiano cioè deciso di adottare il modello Tnt, la controllata acquisita tre anni fa per 4,4 miliardi di euro. Quella che era stata presentata come un’opportunità di crescita e sviluppo "si sta trasformando in un incubo". Per le maestranze si sta mobilitando tutto il Paese. Non si ferma la petizione on-line salva-occupazione che ha quasi raggiunto oltre 47mila firme. Raccolte in pochi giorni e destinate a lievitare ulteriormente, le adesioni arrivano secondo dopo secondo in tempo reale su www.change.org.