La chiesa Cristo Risorto di Cassano d’Adda è con le casse in rosso
La chiesa Cristo Risorto di Cassano d’Adda è con le casse in rosso

Cassano d'Adda (Milano), 26 novembre 2019 - Bilancio parrocchiale della chiesa Cristo Risorto di Cassano d’Adda sotto la lente d’ingrandimento, il nuovo parroco si è trovato a dover affrontare la questione delle casse in rosso di 450mila euro; debiti lasciati in eredità dal predecessore don Antonio Moro. A circa due mesi dal suo arrivo in città per la nuova esperienza pastorale nella comunità cassanese, don Vittore Bariselli scopre che deve rimboccarsi le maniche soprattutto per questioni finanziarie. I conti della parrocchia sono in negativo e con tre mutui da saldare con un versamento mensile da 4.700 euro.

Il gesto di rendere pubblica la questione è stato considerato da molti come una svolta epocale per l’ambiente parrocchiale dove era raro conoscere le spese nel dettaglio. «Ho recepito volentieri il messaggio della parrocchia che mi chiedeva trasparenza - spiega il nuovo parroco -: ho ritenuto opportuno rendere pubblico quanti sono i debiti della parrocchia perché avevo percepito una sorta di incertezza sui movimenti di cassa. Con i collaboratori della parrocchia, che sono poi gli stessi che aveva don Antonio, si è quindi deciso di rendicontare quanto è stato fatto in questi vent’anni».

Si va da soldi spesi per la costruzione dell’abitazione del parroco a quella del vicario. È stato poi costruito il campo di calcio, quello di calcio a 5 e di basket. Si è poi dato mano alla ristrutturazione del bar a la costruzione della cucina oltre all’istituzione di saloni polifunzionali. Ci sono poi le spese per le opere in chiesa che vanno dalla fonte battesimale, acquisto dell’organo e istallazione delle campane. Tuto questo ha portato ad aprire più di un mutuo per un totale di 456.538 euro da restituire. Quello che manca nell’elenco sono le cifre legate ai numerosi gesti caritatevoli del vecchio parroco. Una situazione economica che pone alcune riflessioni per la gestione e gli investimenti futuri dell’oratorio: «Al momento non sono in grado di valutare la situazione. Devo dire che in questo mio primo mese pastorale la gente è stata molto generosa quindi tutto lascia ben sperare per una soluzione positiva».

Nessuna accusa, tanta comprensione e un richiamo a dare risposte a quella generosità del suo predecessore: «In vent’anni don Antonio ha fatto molte cose per i suoi fedeli. Ritengo sia giusto ora ricambiare la sua generosità nel risanare quel passivo in bilancio». Si chiede aiuto anche alla Curia. «Ho fatto avere i conti al vescovo di Cremona e spero possa aiutarci. Fra l’altro - conclude il parroco - come parrocchia siamo anche in arretrato debitorio verso la Curia per i versamente annuali su quanto raccolto ogni domenica dai fedeli durante la messe. Ecco, ho chiesto un’eventuale possibilità di esonerarci da questo versamento». Era noto a tutti l’animo caritatevole di don Antonio. Così come tutti sapevano della sua volontà nell’ambire a un oratorio come punto di riferimento.

«Al mio arrivo, nel 1998, c’era una chiesa tutta da finire e un oratorio da costruire - aveva dichiarato don Antonio nei mesi estivi prima di lasciare Cassano -: sono consapevole di lasciare un bel debito. Tuttavia, le cose realizzate dimostrano che tutto è stato fatto per il bene della parrocchia». “Prete bancomat”, era così definito da tanti: «Sono stato accusato di aiutare molto i miei parrocchiani. Dove ci sono difficoltà reali e concrete che colpiscono famiglie e persone in difficoltà, un sacerdote non può girarsi dall’altra parte».