PUR CON UN RUOLO così strategico per importanza economica e sociale per gli italiani, il sistema agro-alimentare non è noto come meriterebbe. Ci aiuta l’Istat, nella relazione periodica sulla struttura produttiva del comparto, a fotografare le dimensioni che identificano ogni stadio dalla terra alla tavola. Occorre precisare che i dati qui di seguito riportati risentono di una sopravalutazione in quanto comprendono il trasporto...

PUR CON UN RUOLO così strategico per importanza economica e sociale per gli italiani, il sistema agro-alimentare non è noto come meriterebbe. Ci aiuta l’Istat, nella relazione periodica sulla struttura produttiva del comparto, a fotografare le dimensioni che identificano ogni stadio dalla terra alla tavola. Occorre precisare che i dati qui di seguito riportati risentono di una sopravalutazione in quanto comprendono il trasporto merci e la distribuzione che si riferisce a tutte le merci e non esclusivamente ai prodotti agroalimentari. Tuttavia, è vero che negli ultimi cinque anni la struttura produttiva delle imprese della filiera è cresciuta sino a posizionarsi e intorno a due milioni e centocinquantamila imprese e quasi quattro milioni di addetti. Nel complesso, la filiera agroalimentare così stimata rappresenta il 36% circa delle imprese italiane con il 18 % del fatturato ed il 15% del valore aggiunto secondo la relazione Istat.

I dati sono pre-Covid ma aiutano a comprendere quanto sia delicato l’equilibrio economico del comparto specie per gli effetti negativi che può determinare in crisi economica pandemica. Entrando nello specifico della filiera si nota tuttavia una struttura che si potrebbe definire “a clessidra”. Il settore agricolo, per esempio, è composto da circa un milione e cinquecento mila aziende agricole, con un’occupazione intorno alle 830.000 unità. La parte a valle delle imprese del sistema risulta invece nel complesso di oltre 650 mila aziende che occupavano circa tre milioni di addetti con un fatturato stimato in 540 miliardi di euro. La clessidra si forma perciò a monte, con la forte polverizzazione di un grande numero di micro aziende, restringendosi nello stadio delle industrie di trasformazione delle imprese alimentari (56.000 secondo l’Istat) per poi riallargarsi al commercio e ristorazione, rispettivamente 280.000 mila aziende circa per ognuno dei due comparti .La fragilità del sistema è quindi facilmente spiegabile specie se si considera il ruolo strategico, occupazionale e sociale, che hanno le imprese sia a monte che a valle, spesso trascurato nel sostegno dalla politica economica istituzionale.

davide.gaeta@univr.it