Milano, 14 gennaio 2022 - La corsa del Covid si fa sempre più veloce: i contagi aumentano e anche i ricoveri in ospedale. In alcune regioni la situazione è più critica, in altre meno. Nonostante ciò, l'Italia - che oggi è quasi totalmente gialla - da oggi si tinge un po' di arancione. Dopo l'atteso monitoraggio dell'Istituto superiore della sanità, che ha sancito i passaggi di fascia di colore pronti a scattare a partire da lunedì 17 gennaio, il ministro della salute Roberto Speranza ha firmato le ordinanze che "alla luce del flusso dei dati del monitoraggio Iss, Ministero della salute e Regioni" portano la Campania in giallo e la Valle d'Aosta in arancione".

I nuovi colori delle regioni da lunedì 17

Intanto, dopo aver tentato, senza successo, di rinviare l'apertura delle scuole, il pressing delle Regioni si sposta sul bollettino che registra i positivi e sulla necessità di rivedere i parametri di classificazione dei ricoveri ospedalieri. E di conseguenza, i parametri per il cambio di colore delle regioni. "Chiederemo di adottare le linee guida dell’Ecdc" per la definizione di 'caso covid', dice Zaia, accendendo i riflettori sul dibattito. "L’Ecdc, organo ufficiale europeo, chiarisce che devono essere soddisfatti due criteri: il soggetto deve avere malattie respiratorie o sintomi influenzali e deve risultare positivo ad un tampone, antigenico o molecolare. Il paziente positivo ma senza sintomi non è un caso, lo dice l’Ecdc". "La partoriente che entra in ospedale e risulta positiva nello screening viene inserita tra i pazienti positivi. Si tratta di persone che sono in ospedale per altri motivi, non per il covid. Il caso tipico, più frequente, è proprio quello della partoriente. Noi chiediamo che questa quota di pazienti, non è vastissima ma pesa sul passaggio da zona a zona, venga depennata dalle statistiche. Una signora che va in ospedale per partorire, risulta positiva ma non ha sintomi non è un caso per le linee Ecdc. Voglio essere chiaro, non si sta banalizzando nulla", evidenzia. Per l'Istituto superiore di sanità, d'altra parte, i positivi asintomatici vanno conteggiati tra i casi covid. "La definizione di caso di sorveglianza deve contenere i positivi, e non solo i casi con sintomatologia più indicativa di Covid-19 (sintomi respiratori, febbre elevata, alterazione gusto e olfatto eccetera)", spiega l'Istituto superiore di sanità in un 'primo piano' sul proprio sito.

Covid, bollettino Italia e Lombardia del 14 gennaio 2022

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Iss: Rt, incidenza e ricoveri in aumento

L'incidenza settimanale del Covid a livello nazionale continua ad aumentare: 1988 ogni 100.000 abitanti a fronte di 1669 ogni 100.000 abitanti. Nel periodo 22 dicembre 2021 - 4 gennaio 2022, l'Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,56, in ulteriore aumento rispetto alla settimana precedente e ben al di sopra della soglia epidemica. É in leggera diminuzione invece l'indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero. E' quanto emerge dai dati del monitoraggio settimanale della Cabina di regia di Ministero della Salute e Istituto superiore di Sanità. Il tasso di occupazione in terapia intensiva è al 17,5% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 13 gennaio) contro il 15,4% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 6 gennaio). Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale al 27,1% contro il 21,6%.  Raddoppia il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione. La percentuale dei casi rilevati attraverso l'attività di tracciamento dei contatti è in forte diminuzione (13% vs 16% la scorsa settimana). È in diminuzione anche la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (48% vs 50%) ed aumenta la percentuale di casi diagnosticati attraverso attività di screening (39% vs 34%). La Valle d'Aosta registra questa settimana l'incidenza più alta di casi Covid-19, toccando il valore di 3087,3 casi per 100mila abitanti. Seguono la Liguria con un valore di 2845,7 casi per 100mila, e l'Emilia Romagna che registra 2783,7 casi per 100mila.

L'attuale mappa dell'Italia

Con le ultime modifiche arrivate in serata, ad oggi sono in zona bianca: Basilicata, Molise, Puglia, Sardegna e Umbria. Sono, invece, in fascia gialla Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto e alle Province autonome di Trento e di Bolzano. La Valle d'Aosta è in arancione

Stando all'ultimo monitoraggio dell'Agenas, che fotografa la situazione negli ospedali, a livello nazionale i ricoveri in area non critica arrivano nel complesso al 27%. La soglia regionale per il passaggio dalla zona gialla alla zona arancione è al 30% di occupazione. Le terapie intensive sono occupate al 18%. A livello regionale, si diventa arancioni quando le rianimazioni arrivano al 20%. Il quadro è completato da un'incidenza che non dovrebbe superare i 150 casi per 100.000 abitanti: il limite, con Omicron, viene ampiamente superato. Se a fine mese almeno un terzo dell'Italia potrebbe diventare arancione, nell'immediato spicca la situazione della Valle d'Aosta, che arriva al 54% dei ricoveri nei reparti e al 21% in terapia intensiva: parametri, quindi, arancioni. Rischia la Calabria, che sale al 39% in area non critica ma scende al 17% nelle rianimazioni e potrebbe quindi evitare la retrocessione. In bilico la Sicilia, il cui destino potrebbe decidersi al fotofinish: 34% reparti ordinari e 20% rianimazioni. Il Friuli Venezia Giulia sfonda il tetto nei reparti (29%), ma dovrebbe rimanere in zona gialla per le terapie intensive (23%). Stesso discorso per la Calabria, la Lombardia e la Liguria. Salvo anche il Lazio, nonostante le terapie intensive oltre il limite. 

Le nuove regioni in zona gialla

Tra le sei regioni in zona bianca, una è andata in zona gialla. Si tratta della Campania che registra un'occupazione ospedaliera in area medica del 25% e del 12% in terapia intensiva. Restano bianche per un'altra settimana le altre cinque: Basilicata, Puglia, Molise, Umbria e Sardegna.

In zona arancione

VALLE D'AOSTA - L'unica regione che è passata in zona arancione è la Valle D'Aosta: il territorio oltrepassa infatti sia la soglia dei reparti ordinari (54%), sia quelle delle terapie intensive (21%). "In questa fase in cui il virus circola moltissimo, con effetti più limitati, è opportuno cambiare le regole di conteggio dei casi", afferma il presidente della Regione Valle d' Aosta, Erik Lavevaz, che prosegue: "L'effetto delle vaccinazioni e la diminuzione della gravità dei casi danno uno scenario nuovo: il dato del numero di contagi è diventato meno significativo, quando conta anche gli asintomatici. Questo vale anche per i ricoveri, specie in un contesto come quello della Valle d' Aosta dove piccoli numeri possono portare a importantissime variazioni di scenario".

SICILIA - Era a  rischio anche la Sicilia che supera il limite dei ricoveri ordinari (34%) mentre è sulla soglia per quanto riguarda le rianimazioni (20%). Certo è che, stando all'ordinanza firmata dal presidente della Regione, Nello Musumeci, su proposta del dipartimento regionale Asoe,  altri 92 Comuni finiranno in zona arancione da sabato 15 a mercoledì 26 gennaio. Tra questi tre città capoluogo: Agrigento, Messina e Trapani. Poi, nove Comuni della provincia di Agrigento: oltre al capoluogo. Cinquantotto nel Messinese, oltre al capoluogo; ventiquattro in provincia di Trapani, oltre al capoluogo e uno in provincia di Catania, Misterbianco. Salgono così a 138 i Comuni siciliani nei quali sono previste misure restrittive.

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Le regioni a rischio entro fine mese

Diverse le regioni in bilico tra zona gialla e zona arancione, ma che almeno questa settimana potrebbero salvarsi e tardare il passaggio a misure più restrittive.

FRIULI VENEZIA GIULIA - Il Friuli Venezia Giulia supera la soglia delle terapie intensive (23%), ma dovrebbe 'salvarsi' perchè resta invece appena al di sotto del limite dei ricoveri (29%). 

CALABRIA - La Calabria registra un'occupazione al 39% in area non critica e al 17% nelle terapie intensive. 

LIGURIA - Sono calati i parametri anche in Liguria, che sembrava quasi certamente dovesse lasciare la zona gialla: i ricoveri sono scesi dal 38% al 37%, mentre le terapie intensive dal 20% al 18%.  "Non ci sarà un passaggio della Liguria in zona arancione visto che anche oggi gli ospedalizzati si confermano in discesa. Una dimostrazione di come grazie ai vaccini, nonostante l'alta circolazione del virus, il numero dei ricoverati sia molto diverso rispetto a quello che abbiamo registrato nelle precedenti ondate", annuncia il presidente della Liguria Giovanni Toti. Filippo Ansaldi, direttore generale di Alisa spiega: "Dopo un'accelerazione dell'epidemia nei giorni immediatamente successivi al Natale in questi giorni stiamo osservando una situazione di accessi costante nei nostri ospedali. Il vero indicatore è proprio il numero dei pazienti che entrano negli ospedali e che vanno quindi ad incidere sul numero dei ricoverati. L'andamento ad oggi è tornato ad essere piatto e se questo dato perdurerà potrebbe indicare un rallentamento della pressione del Covid sulle nostre strutture ospedaliere. Anche gli indicatori di pressione sulle terapie intensive permangono al di sotto delle soglie previste dall'attuale normativa ed è per questo che la Liguria rimarrà in zona gialla".

LAZIO - Il Lazio ha il 22% di occupazione nelle terapie intensive e il 25% nei reparti ordinari. 

LE ALTRE REGIONI - Occhi puntati anche su altre regioni. Le terapie intensive sono oltre soglia anche in Toscana (22% di occupazione in rianimazione e il 23% nei reparti ordinari), nella provincia di Trento (rispettivamente al 28% e al 25%), nelle Marche (23% e 26%) e in Abruzzo (20% e 26%).

E la Lombardia?

Entro fine gennaio è probabile che anche la Lombardia passi in zona arancione. L'occupazione negli ospedali in area non critica è al 33%, mentre le terapie intenisive al 17%. Va comunque detto che qualche  segnale di rallentamento della curva dei contagi (seppur lieve) c'è, dopo un picco di contagi fatto registrare nei primi giorni dell'anno. Non si tratta ancora di un deciso rallentamento, ma la situazione è più rosea rispetto alla prima settimana di gennaio, quando l'incremento di nuovi positivi rispetto ai sette giorni precedenti aveva sempre superato quota 100mila.  Ancora ieri, però,  il bollettino regionale segnalava un aumento significativo dei ricoverii pazienti covid in terapia intensiva hanno raggiunto quota 257 (+4), mentre i ricoverati 3.452 (+135). I nuovi contagi sono stati 39.683 su 237.324 tamponi, con un rapporto del 16,7%, in discesa sul 18,3% di ieri. I decessi sono stati 52, per un totale di 35.662 da inizio pandemia. Dalla direzione Welfare di Regione Lombardia, pur notando che l'andamento epidemiologico «pare rallentare», preferiscono non commentare i dati, rimandando ogni ragionamento a settimana prossima, in attesa del possibile impatto negativo che potrebbe avere sui contagi la ripresa della scuola.

L'incubo zona rossa

E se da lunedì 17 gennaio alcune regioni potrebbero passare dalla zona arancione a quella gialla, a fine mese c'è addirittura il rischio concreto che qualcuna possa finire in zona rossa.   A lanciare l'allarme è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, analizzando i numeri contenuti nell'ultimo monitoraggio: "A meno di 'iniezioni' di posti letto dell’ultima ora o di modifica dei criteri per classificare i pazienti Covid ospedalizzati, entro fine mese numerose regioni andranno in zona arancione e qualcuna rischia la zona rossa. Un colore che certificherebbe il fallimento nella gestione della quarta ondata, nonostante la disponibilità di vaccini molto efficaci nel prevenire la malattia grave". Per questo passaggio di fascia bisogna oltrepassare contemporaneamente tre soglie: incidenza sempre superiore ai 150 casi ogni centomila abitanti, 40 per cento di posti letto occupati nei reparti ordinari e 30 per cento nelle terapie intensive. 

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Tre sono i parametri che determinano il colore della regione: incidenza, occupazione dei posti letto in area medica (ricoveri ordinari) e occupazione delle rianimazioni (terapie intensive). Perché scatti la zona gialla devono essere contemporanemanete superate tre soglie limite: 50 casi per 100mila abitanti per quanto riguarda l'incidenza: soglia superata in tutte le regioni; 15% di posti letto occupati in area medica e il 10% di posti letto occupati in terapia intensiva. 

LE REGOLE - Tra zona bianca e zona gialla le differenze sono state sostenzialmente azzerate dai decreti varati dal governo nell'ultimo mese per fronteggiare la diffusione della variante Omicron. Dal punto di vista pratico, infatti, il passaggio non cambia molto in quanto l'obbligo di mascherina anche all'aperto è già in vigore in tutto il Paese e il limite delle 4 persone al tavolo è stato superato dall'obbligo di Super green pass per bar e ristoranti. 

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Per passare da giallo ad arancione devono essere superate tutte e tre le seguenti soglie: l'incidenza sfora i 150 casi per 100mila abitanti; la percentuale di posti letto nelle terapie intensive va oltre il 20%; il tasso di ricoveri in area medica supera il 30%.

LE REGOLE - Le restrizioni della zona arancione non riguardano chi possiede il super Green pass (si ottiene con la vaccinazione o la guarigione), ma sono dirette ai non vaccinati.  Per chi non ha il green pass, gli spostamenti con mezzo proprio verso altri comuni della stessa Regione o verso altre Regioni/P.A. sono consentiti solo per lavoro, necessità, salute o per servizi non sospesi ma non disponibili nel proprio comune (con autocertificazione). Restano consentiti invece gli spostamenti da comuni di massimo 5.000 abitanti, verso altri comuni entro i 30 km, eccetto il capoluogo di provincia. È vietato l'accesso ai negozi presenti nei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi (eccetto alimentari, edicole, librerie, farmacie, tabacchi). Fino al 10 gennaio, quando sarà vietato in tutta Italia, è vietato l'accesso a bar e ristoranti sia al bancone sia ai tavoli (anche all'aperto) e a centri benessere, termali e parchi tematici, palestre, piscine, musei, mostre e cinema. Chi ha il green pass base (tampone negativo): è vietato l'accesso ai negozi presenti nei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi (eccetto alimentari, edicole, librerie, farmacie, tabacchi), l'effettuazione di corsi di formazione in presenza e la pratica di sport di contatto all'aperto.