Legnano (Milano), 7 luglio 2018 - Si chiude l’ennesima settimana di passione per gli ottocentomila pendolari lombardi. Ai cronici disservizi, si è anche aggiunto nella giornata di ieri lo sciopero di otto ore indetto dai sindacati Orsa ferrovie e Cub che ha comportato decine di soppressioni, ritardi e conseguentemente pendolari sull’orlo di una crisi di nervi malgrado a fine agitazione un comunicato di Trenord parlasse di due treni su tre effettivamente circolati e «tutte le principali direttrici regolarmente servite». Uno stato d’animo di perenne tensione diventato ormai la norma dopo il disastro di Pioltello, acutizzato poi da un continuo stato di sofferenza della rete regionale che si evidenzia in una serie infinita di disservizi: l’ultimo episodio di un certo rilievo ha interessato tre giorni fa la linea Gallarate-Milano, poco dopo la stazione di Legnano, con un cavo elettrico che si è spezzato in pieno orario di punta finendo su una carrozza e provocando scintille, fumo e panico tra i passeggeri, scappati subito sui binari. Nel medesimo giorno la circolazione ferroviaria fra Calolziocorte-Olgiate e Ponte San Pietro sulla linea Lecco-Bergamo, è stata sospesa sempre per un inconveniente alla linea di alimentazione elettrica.

Una situazione tesa che ora ha portato ventidue Comuni della zona omogenea dell’Alto Milanese a scrivere, proprio durante le ore in cui alcuni macchinisti e controllori incrociavano le braccia, all’assessore alle Infrastrutture, trasporti e mobilità sostenibile di Regione Lombardia, Claudia Terzi, per chiedere un incontro urgente, l’ennesimo in questi anni. «È il primo passo per fare il punto della situazione e scoperchiare il “vaso di Pandora” sulle problematiche che ormai costantemente interessano i numerosi pendolari della tratta Varese-Gallarate-Busto Arsizio-Milano. Problemi comuni peraltro a molte altre linee: quelle che collegano Milano a Novara attraversando il Castanese, ad esempio. Ma anche quelle che attraversano Rescaldina», spiega il presidente del patto dei sindaci dell’Alto Milanese, Walter Cecchin. Una situazione identica la si vive quotidianamente sulla Milano-Mortara, o sulla Bergamo-Treviglio o la Lecco-Molteno-Milano e altre ancora. Chi invece parla di un sistema perennemente al collasso è il comitato pendolari: «Non possiamo più accettare di vivere queste condizioni di viaggio non più solo inospitali ma addirittura “rischiose” sebbene i comitati continuino a segnalare a Regione Lombardia quanto sta accadendo, i nostri interlocutori sembrano essere silenziosamente indifferenti», spiegano diversi portavoce dei comitati spontanei nati sui social nelle diverse linee regionali.

Il dito è ormai puntato verso quella che in molti definiscono un trasporto ferroviario indegno per una delle regioni più ricche e laboriose d’Europa. Parere condiviso anche ai piani alti di Palazzo Lombardia, considerato che proprio l’assessore Terzi, dopo l’ennesima giornata nera per il trasporto regionale, lo scorso 21 giugno, quando si erano registrate decine di corse cancellate, aveva parlato di «punto di non ritorno ormai oltrepassato: siamo al cospetto di una catena di disservizi quotidiani che investe, a vari livelli, tutte le linee lombarde» e persino di «sostanziale inadeguatezza di Trenord, incapace di assicurare un servizio che possa definirsi tale». Ipse dixit.