Chiara Alessandri è rinchiusa nel carcere del Verzano a Brescia
Chiara Alessandri è rinchiusa nel carcere del Verzano a Brescia

Brescia, 24 gennaio 2019 -  «Vorrei essere al posto di Stefania e che lei non fosse nel mio. Vorrei svegliarmi come in un film e tornare indietro di una settimana». Aspetto molto provato, sguardo perso nel vuoto, capelli raccolti, pile rosa, jeans, calze nere corte. Un pianto dirotto, irrefrenabile, ogni volta che il discorso cade sui tre figli. Chiara Alessandri si presenta cosi al politico lombardo in visita al carcere di Verziano, a Brescia.

Dalla convulsa serata di sabato la sua è la vita della detenuta. La cella è la numero 6, al secondo piano, l'ultima del corridoio, televisore e bagno con doccia. La Alessandri la divide con una detenuta italiana, se ne assenta soltanto quando deve essere visitata e per i colloqui con il suo legale. Oltre a quella dell'altra detenuta ha la compagnia di un libro, 'Mai senza una figlia', di Betty Mahmoody e William Hoffer. È seduta sul letto, intenta a scrivere, in contemporanea, due lettere, una per la 'sorella di cuore', forse l'amica più cara, l'altra alla sua vice, nella veste di presidente del comitato genitori dell'istituto scolastico comprensivo 'Aldo Moro' di Gorlago per informare delle attività che stava portando avanti.

Non si nega al colloquio con l'ospite inatteso, pare anzi provarne piacere, come se dal parlare le derivasse un piccolo sollievo. Dalla prima, ovvia domanda, «Come sta », scaturisce una lunga risposta. «Se mi focalizzo sulle cose concrete, sulla vita quotidiana dei miei figli, su quello che devono fare, mi sento ancora io. Appena non penso più alle cose concrete, sono una persona senza identità e divento quella che viene raccontata». Piange. Inevitabile che le si chieda se ripensa all'accaduto. Anche questa volta Chiara Alessandri non si sottrae. «Penso a quello che è successo. Mi vorrei svegliare come succede nei film e tornare indietro di una settimana. Ho pensato a Stefania e vorrei essere al suo posto e che lei non fosse nel mio. Non doveva andare così». Riesce a vedere un futuro davanti a sé questa donna in carcere con accuse pesantissime, terribili «Il pensiero è quello di non tornare più a casa. Meglio aspettarsi il peggio». Il pensiero fisso sui figli: «Non vorrei che i media li disturbassero». Cede al pianto ancora una volta.

Alle sei del mattino suona la sveglia della compagna di cella. Fatica ad alzarsi. «Penso che è un'altra giornata da affrontare. Vorrei sparire». Segue i telegiornali, che non smettono di parlare di lei. Mangia 'qualcosa' del vitto del carcere. Alle nove e mezzo di sera termina la sua giornata, identica a quella che l'ha preceduta e a quella che seguirà. Il seguito dello stesso film.

Si sente di parlare ancora, di dire altro al visitatore che si prepara ad allontanarsi. «So che devo dimostrare quello che ho fatto e quello che non ho fatto». Attende di vedere qualcuno «La prima persona con cui vorrei parlare è mia madre, per sapere cosa sanno e cosa non sanno i miei figli della mia situazione». È il suo ultimo pianto.

È il momento del commiato. Chiara  Aessandri saluta il suo visitatore con una stretta di mano e qualche parola di ringraziamento. Il suo profilo Facebook è stato oscurato in queste ore. Nei giorni scorsi, appena era uscito il suo nome e ancora prima che i social rendessero pubblica in tutto il suo orrore la vicenda di Gorlago, si erano depositati senza sosta centinaia di messaggi con pesanti insulti, minacce, auspici di morte. Il difensore, l'avvocato bergamasco Gianfranco Ceci, ricorrerà al tribunale del Riesame e valuta intanto una richiesta di perizia psichiatrica. © RIPRODUZIONE RISERVATA