La maxi sigaretta che l’anno scorso fu installata in piazza della Scala a Milano per dire no al tabacco
La maxi sigaretta che l’anno scorso fu installata in piazza della Scala a Milano per dire no al tabacco

Milano, 14 maggio 2019 - Duecentomila persone all’anno sono colpite da un ictus. Un’emergenza spesso silenziosa e poco conosciuta che comporta in diversi casi gravi danni a chi lo subisce. Per questo motivo Salus, mensile di Quotidiano Nazionale Salute, e Il Giorno organizzano un convegno con alcuni dei massimi esperti della materia. Martedì 21 maggio, alle 18, nel Palazzo della Regione Lombardia, si parlerà in particolare di “Fumo e Ictus”, un incontro aperto dal direttore del Giorno, Sandro Neri e dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera. Interverranno come relatori il presidente e fondatore dell’Istituto Negri, Silvio Garattini; Domenico Inzitari, del Dipartimento Neurofarba dell’Università degli Studi di Firenze; Eugenio Parati, direttore UOC dell’Istituto Neurologico Besta.  L’ictus - termine latino che significa colpo - provoca il malfunzionamento di una parte del cervello. Due le tipologie: ischemico, dovuto alla mancanza del flusso di sangue, o emorragico, causato da un sanguinamento. Le conseguenze che lascia dipendono molto dai tempi di intervento: più i soccorsi sono immediati, più sono le possibilità di limitare i danni permanenti. Il consiglio degli esperti è mettere in campo fin da giovani uno stile di vita sano, a partire dal non fumare. Prevenire è possibile. 

Professor Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, qual è la correlazione tra fumo e ictus?

«È una correlazione importante e spesso poco considerata. Il fumo delle sigarette contiene migliaia di sostanze nocive. Oltre alle componenti di tipo cancerogeno che tutti conoscono, esistono quelle di tipo infiammatorio che contribuiscono in maniera determinante alla formazione della cosiddetta placca arteriosclerotica e all’insorgere di malattie cardiovascolari. E l’ictus nasce appunto da problemi circolatori. Chi fuma ha il doppio delle possibilità di essere colpito da ictus. Ma mentre oltre il 90% conosce i rischi del fumo legati al cancro, la percentuale scende intorno al 40% per quanto riguarda l’ictus. Ancora in pochi, insomma, collegano la sigaretta all’ischemia cerebrale. Significa che c’è un deficit d’informazione su questo».

C’è chi dice che fumare una o due sigarette al giorno non è davvero fumare e quindi non è dannoso.

«È falso. I dati dicono chiaramente il contrario. Basta anche una sigaretta al giorno per aumentare, fino al 74% nei maschi e 119% nelle donne, il rischio di malattie coronariche. Una sola sigaretta al giorno fa aumentare del 30% anche il rischio di ictus».

Negli ultimi anni si è assistito a una grande diffusione delle sigarette elettroniche.

«Anche la nicotina contribuisce alla formazione delle placche arteriosclerotiche. Ecco perché assumerla in qualsiasi forma è dannoso. La sigaretta elettronica non toglie lo stimolo e il rischio di ricominciare rimane alto. I dati dicono che è maggiore il numero di chi inizia a fumare passando dalle sigarette elettroniche rispetto a quello di chi smette con questi dispositivi».

Dopo un periodo di stagnazione, in Italia da qualche anno il numero di fumatori, soprattutto tra i giovanissimi è tornato a crescere.

«L’Italia, a livello europeo, è ancora il Paese dove si fuma di più. Ci sono 12,2 milioni di fumatori. Con un incremento, per gli uomini di circa il 3,8% negli ultimi due anni. Il dato più allarmante è quello sui giovani e giovanissimi. Tra i 14 e i 17 anni un ragazzino su dieci fuma».

Come bisognerebbe intervenire?

«Innanzitutto serve la volontà politica e istituzionale, ma uno Stato che incassa circa 14 miliardi di euro all’anno dal tabacco non è molto credibile come nemico del fumo. Negli ultimi anni non si è fatto nulla di concreto. Ci si è fermati alla proibizione nei luoghi chiusi. Credo sia arrivato il momento di estenderla a parchi, stazioni, stadi, i cortili delle scuole, le aree esterne degli ospedali, i tavoli all’aperto dei ristoranti. Bisognerebbe anche iniziare a pensare alla proibizione ai minori di 18 anni, visto che le statistiche dicono che se non si fuma entro i 18 anni difficilmente si inizia. E bisognerebbe coinvolgere con progetti informativi organici le scuole e i medici di base. Deve essere chiaro ai cittadini che esiste il diritto alla salute ma anche il dovere a rimanere sani: spesso andiamo a cercare le malattie».