Sergnano (Cremona), 7 luglio 2018 - No, non va in alto perché così si sente più vicino a Dio, ma perché la montagna lui ce l’ha nel sangue, tanto che ogni anno organizza, da marzo a settembre, una dozzina di gite sulle Alpi a difficoltà variabili, secondo la montagna che si deve affrontare. Lui è un sacerdote, don Natale, curato di Sergnano, che quest’anno, per il suo 60° compleanno ha deciso di regalarsi una montagna. Anzi, visto che c’era, due. «Per la verità avrei voluto andare sul monte Ararat (alla ricerca dell’Arca?, ndr), ma poi ho saputo che da tre anni la montagna è inaccessibile perché l’esercito non lascia passare nessuno. >Allora mi sono ricordato di don Claudio, in missione in Perù e ho deciso per quel Paese».

Partenza venerdì 13 (!) con altre tre persone e poi le montagne, maestose, del Paese sudamericano. E’ in programma la sosta in una missione del Mato grosso, a Huascaraz e poi via, verso la meta. Dapprima la spedizione si fermerà sulla cordigliera blanca e nera, dove la blanca si chiama così perché è perennemente innevata e quindi, ha montagne più alte. Una fermata al rifugio Ishinca, a quota 4300 metri e l’attacco alla prima montagna. «Dovremo partire alle 2 di notte perché è necessario arrivare in cima, a quota 5700, prima che il ghiaccio diventi fragile sotto l’effetto dei raggi solari. L’escursione non presenta difficoltà estreme, ma è piuttosto lunga. Dovremo essere di ritorno al rifugio nel primo pomeriggio. Con noi ci sarà una guida alpina». Dopo la prima escursione don Natale e soci si riposeranno un giorno e poi daranno l’assalto alla seconda vetta, quella dell’Urus, che è alta 5300 metri. «L’Urus è una montagna che sorge vicino all’Ishinca e ci è sembrato un peccato essere lì e non salirci sopra. Quindi abbiamo modificato il programma per inserire questa scalata».

Le due montagne non presentano particolari difficoltà per uno scalatore esperto come don Natale che, per allenarsi, anche in questi giorni si è portato più volte sui ghiacciai del Trentino, dove peraltro non ha trovato condizioni atmosferiche molto favorevoli. Il prete di montagna, nato con i piedi nella bassa padana ma con la testa sempre molto in alto, è contento di questa avventura che sta per intraprendere e racconta, divertito, un aneddoto. «Tempo fa un vescovo mi avvicinò per chiedermi se fossi disposto ad andare in una missione sudamericana, precisamente in Uruguay. Io l’ho guardato stupito e gli ho risposto: «Eccellenza, ma in Uruguay la montagna più elevata è solo 60 metri. Cosa vado a fare là?».