Il bus dato alle fiamme e il dirottatore Ousseynou Sy (Ansa)
Il bus dato alle fiamme e il dirottatore Ousseynou Sy (Ansa)

Milano, 18 novembre 2019 - I cinquanta ragazzini che sono stati vittime del dirottamento dello scuolabus da parte di  Ousseynou Sy il 20 marzo scorso non saranno riascoltati durante le udienze di acquisizione delle prove nel corso del processo a carico del senegalese. "Per loro sarebbe un massacro psicologico" ha sottolineato il pm capo del pool antiterrorismo di Milano, Alberto Nobili, oggi in aula davanti alla Corte d'Assise di Milano. Anche la difesa dell'imputato, tenuta dal legale Giovanni Garbagnati, ha concordato sulla non necessità di riascoltare i ragazzi perché "questo potrebbe esporli di nuovo a quella terribile esperienza" e dunque ha dato il consenso all'acquisizione delle dichiarazioni degli studenti cremaschi per come sono state rilasciate a sommarie
informazioni. 

La difesa ha anche dato il via libera allo stesso permesso per il professor Alessandro Cadei, che era sul bus quel giorno, e che nel frattempo però ha avuto un'ischemia e un infarto, nel timore "che questo possa peggiorare la sua condizione"; anche in questo caso potrebbero essere dunque acquisite le "ampie dichiarazioni" rese in fase  di indagine. Sul punto l'accusa ha preso atto della disponibilità della parte avversa, ma si è riservata di decidere, in base a come procederanno gli interrogatori, per verificare se ci sarà necessità di risentirlo.

"C'erano dei bambini anche in corrispondenza della porta anteriore di entrata, erano terrorizzati, piangevano quasi tutti, erano in stato di choc, lui aveva l'accendi-gas in mano". Così un carabiniere ha raccontato, nel processo davanti alla Corte d'Assise di Milano, come lui ed altri colleghi siano riusciti a salvare i 50 ragazzini, i due insegnanti e la bidella tenuti in ostaggio."I bambini erano in preda al panico", ha spiegato il carabiniere che era nella pattuglia che per prima intercettò il bus, rispondendo alle domande in aula di Nobili.