Milano, 13 marzo 2018 - Sia il sindaco Beppe Sala che il candidato governatore del centrosinistra Giorgio Gori erano stati molto chiari all’indomani della presentazione delle liste per le politiche: il segretario Matteo Renzi aveva sbagliato, puntando sui fedelissimi e non ascoltando sufficientemente le ragioni del territorio lombardo. Sono stati entrambi buoni profeti: il Pd, tranne che a Milano, ha sfigurato un po’ in tutta la regione e ora si prepara a una lunga traversata nel deserto. Se Gori e Sala avessero ambizioni politiche nazionali, le terrebbero ben nascoste, per ora, vista l’aria che tira. Il loro unico interesse è sperare che passi la tempesta e che inizi la ricostruzione della sinistra, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Nel frattempo, però, ad entrambi conviene che i dem rimangano all’opposizione senza stringere alleanze con il centrodestra o con i Cinque Stelle. Tali eventualità creerebbero disorientamento nell’elettorato, visto che le giunte di Palazzo Marino e del municipio orobico si reggono su uno schema tradizionale di intese a sinistra e con liste civiche di area.

Ma il tema è un altro. Al di là dei tatticismi, come il Pd potrà fermare l’emorragia di voti registrata due domeniche fa e in che modo la sinistra potrà recuperare i consensi che Lega, Cinque Stelle e bacino di astenuti le hanno rubato? Le posizioni di Sala e Gori sono molto diverse tra loro. Il sindaco di Milano ha vinto nel 2016 in nome di un civismo e di una trasversalità che si sono rivelati premianti. E sta dimostrando di volare alto, non prendendo tessere di partito e pensando alle grandi sfide della Milano del futuro. Gori si è fatto apprezzare come sindaco di Bergamo e, al di là del netto svantaggio accumulato rispetto al vincitore Attilio Fontana, nella corsa al Pirellone ha lanciato alcune idee innovative per il governo della Regione, ma sempre muovendosi nel solco di un’appartenenza partiticamolto forte. È stato a lungo considerato un renziano doc e qualcuno ha perfino immaginato che potesse ricoprire ruoli di primo piano nel Pd. Probabilmente ha pagato proprio questa sua militanza e, non per sue colpe, ha perso mezzo milione di voti rispetto alle regionali di 5 anni fa. Sia Sala che Gori considerano probabilmente conclusa la parabola del renzismo,ma non intravedono approdi. Mentre il sindaco di Milano non ha fretta di prendere decisioni, Gori deve valutare il da farsi. Vedremo quali scelte farà nei prossimi giorni