LETTERA:

ALLA FINE abbiamo scoperto che da cinque anni esiste un servizio che in pochi hanno deciso di utilizzare, ma che potrebbe essere davvero provvidenziale soprattutto per chi affronta escursioni in luoghi più o meno noti. Mi chiedo come sia possibile che all’app collegata al 112 negli anni siano state così scarse le “adesioni”. Non credo sia un problema di scarsa informazione e di privacy è che sul telefonino ormai si scaricano solo inutili amenità, altro che strumento indispensabile. Nicola Z., Pavia

RISPOSTA:

PONIAMOCI una domanda quante app abbiamo scaricato sul telefonino? Credo siano pochi i possessori di smartphone che possano rispondere “neanche una”. Nel marasma delle cose inutili alle quali oggi si è collegati forse varrebbe la pena aggiungere la app dell’Areu. C’è voluta la morte di un ragazzo e la polemica sui soccorsi per rilanciare un servizio utilissimo che per cinque anni in pochi hanno preso in considerazione. Fatta salva l’impennata di download nei gioni della polemica, si tornerà al solito tran-tran. Si scaricheranno applicazioni che non cambiano certo la vita e ci si dimenticherà di un aiuto prezioso. Il perché di così scarsa attenzione a una cosa seria non può essere giustificato con la scarsa informazione. Suvvia, siamo nell’era social, notizie in tempo reale su tutto e tutti, talmente tante che alla fine si perdono di vista le cose essenziali e che contano. Occorre una tragedia perché si tornino a mettere in giusta fila le priorità. Quando si dice l’abitudine di pensare in emergenza... ivano.costa@ilgiorno.net