Milano, 21 settembre 2019 - 

DOMANDA:

Caro direttore, con grande risonanza, giovedì a Milano hanno annunciato le iniziative del Salone dell’automobile. Sfilate di bolidi sulla pista di Monza, novità tecnologiche e di design a Milano. D’accordo, tutto fa business e fa immagine. Ma non sembra un po’ un anacronismo dedicare in città una manifestazione a un mondo - quello dell’auto - che in Italia langue da decenni, perde occupazione e investimenti? Luciana, Monza

RISPOSTA:

Che si sia in ritardo può essere. Che sia troppo tardi, francamente, non credo. Milano non è (più) da decine d’anni la capitale produttiva dell’automobile. Non ha più fabbriche, se non atelier di carrozzieri, e anche il resto d’Italia soffre il ritardo della principale casa produttrice nazionale nel salire sul treno del rinnovamento tecnologico e ambientale, che ha costi immensi. Eppure, il ruolo del salone è altra cosa. È un progetto attrattivo, che conferma come la vocazione tecnologica di questa regione resti elevata, come la sua capacità di catalizzare l’interesse di grandi gruppi e migliaia di persone che ogni anno la scelgono sempre più per turismo oltre che per gli affari. Scommettere su un salone green e cercare di inserire Monza e Milano in un circuito finora appannaggio di svizzeri (che di auto non ne producono) e tedeschi è una scommessa, è vero. Ma si può vincere. sandro.neri@ilgiorno.net