San Giuliano Milanese, 16 ottobre 2017 - Quel campo da calcio messo in vendita: così il fallimento di Genia rischia di provocare un pericoloso effetto domino su tutto il panorama sportivo di San Giuliano. A rischio sono decine di gruppi e associazioni, con migliaia di iscritti che utilizzano periodicamente i campi da calcio, la piscina di via Risorgimento, le palestre delle scuole. Tutte proprietà di Genia, la multiservizi travolta dai debiti. E anche se la messa all’asta dello stadio di Zivido, prevista dal curatore fallimentare della società, è stata temporaneamente sospesa, il mondo sportivo resta col fiato sospeso, poiché sugli impianti ancora intestati alla municipalizzata pende la spada di Damocle di una possibile cessione a terzi.

Nell'ambito delle procedure fallimentari, infatti, queste strutture potrebbero essere messe sul mercato e finire nelle mani del miglior offerente. In tal caso, si aprirebbe un orizzonte quanto mai indefinito e fluttuante. «Già adesso dobbiamo lavorare in un clima d’incertezza», dichiara Mario Oro, presidente dell’Atletico SanGiuliano, una società di calcio con 390 iscritti. In questo contesto, sono proprio le società calcistiche ad esprimere le preoccupazioni maggiori. «Non possiamo permetterci una progettualità a lungo termine, la nostra programmazione non può andare oltre l’anno. Periodicamente ci viene rinnovato il comodato oneroso che, con un costo di 2mila euro all’anno più Iva, ci consente l’uso degli impianti». «Con la nostra attività svolgiamo anche una funzione sociale, che è quella di togliere i ragazzini dalle strade e fare aggregazione - osserva Oro -. Vorremmo poter lavorare più serenamente. La manutenzione delle strutture è un altro punto dolente. Il mese scorso, sull’onda del maltempo, nel campo di via Toscana è caduto un palo della luce. È successo di notte, per fortuna. L’episodio è emblematico della situazione, la manutenzione straordinaria non può essere demandata alle stesse società». Da tempo a San Giuliano si teme che il fallimento di Genia possa trascinare nel baratro il patrimonio immobiliare ad uso pubblico che, oltre ai centri sportivi, comprende le scuole, le case popolari e il cinema-teatro Ariston. Ora questo rischio sembra diventato più concreto, dopo la messa all’asta degli ex uffici della società, in via Pace 41.