Settala (Milano), 6 febbraio 2018 - ​I dipendenti della Henkel sono tornati a protestare con uno sciopero di otto ore, dopo quello già indetto l’11 dicembre. Il freddo intenso e la pioggia non hanno fermato, ieri, il presidio che ha accompagnato l’astensione dal lavoro, coi manifestanti che sono rimasti per l’intera mattinata davanti ai cancelli dello stabilimento di via don Minzoni, a Caleppio di Settala. Lo stesso che il 30 giugno cesserà le produzioni e verrà chiuso, col conseguente licenziamento di 73 persone. La società, infatti, ha deciso di trasferire in Spagna le attività che da vent’anni vi si svolgono. A detta della multinazionale, la chiusura del comparto settalese deriverebbe da una congiuntura di mercato sfavorevole.

La decisione è stata annunciata con una mail ufficiale dell’azienda lo scorso 15 novembre, «quando non c’era alcun sentore di crisi, anzi, lo stabilimento andava bene, con risultati di eccellenza per gli ultimi anni», spiega Riccardo Ferri, delle Rsu Cisl. Dunque, la scelta di azzerare le produzioni è piombata come una doccia ghiacciata sui lavoratori, molti dei quali hanno carichi famigliari e un’età che non rende particolarmente facile la ricerca di una nuova occupazione. C’è anche un caso, in cui marito e moglie sono entrambi impiegati nel sito di Caleppio.

Lo sciopero fa seguito a un incontro tra i sindacati e l’azienda, che si è tenuto il primo febbraio in Assolombarda. In quell’occasione Henkel si è detta disponibile a far salire a 14 - contro gli 11 iniziali - i ricollocamenti previsti per cercare di ridurre l’impatto della ristrutturazione sul personale. Un numero troppo esiguo, secondo sindacati e lavoratori, che per questo hanno deciso di tornare a mobilitarsi. «Abbiamo chiesto all’azienda una mappatura del personale pensionabile e pre-pensionabile da qui al 2021, non solo nello stabilimento di Caleppio, ma anche nelle altre sedi del Nord Italia, per cercare di aumentare ulteriormente la quota dei salvabili - dice Fabrizio Rosa, delle Rsu Cgil -. Vogliamo risposte in questo senso». In attesa di un nuovo incontro in Assolombarda, previsto il 23 febbraio, in via don Minzoni si continua a respirare un clima di apprensione.