Buccinasco (Milano), 7 maggio 2017 - Bottiglie di champagne custodite in scatole arancioni. Sacchetti di dolci, vassoi di pasticcini. A casa di Rocco Papalia, ieri, è stato un sabato di visite. Un via vai continuo di ragazzi, famiglie, nipoti che hanno voluto dargli il bentornato dopo 25 anni chiuso in carcere. Da dietro la porta, le grida dei bambini che giocano. Momenti di gioia dopo tanti anni. Chiediamo a Papalia se vuole dire qualche parola: si leva un coro di no, da lui, dai parenti.

Se dentro le mura della sua villetta in via Nearco, quella di fianco alla casa confiscata proprio ai Papalia e riconsegnata all’associazione Villa Amantea che si occupa dei minori profughi, si gioisce per il ritorno a casa del boss, dentro il palazzo del Comune c’è poco da sorridere. Il sindaco, Giambattista Maiorano, si dice preoccupato, anche se il provvedimento di scarcerazione era nell’aria. «La notizia non mi ha sorpreso, ma non nego preoccupazione, anche se il regime di sorveglianza mi tranquillizza un po’. Una presenza che ha inquietato e non poco per decenni». È stato lui, coi fratelli Antonio e Domenico a turbare la vita di una tranquilla cittadina alle porte di Milano, diventata la Platì del Nord per come le cosche mafiose hanno portato dalla Calabria gli affari sporchi, dagli anni Settanta. Rocco, 66 anni, ha scontato la sua pena, in carcere dal ’91 con l’accusa di sequestro di persona, traffico di droga e omicidio di Giuseppe De Rosa. Con Antonio e Domenico in carcere, condannati all’ergastolo, il timore degli inquirenti è che il ritorno di Rocco a Buccinasco potrebbe ora colmare il vuoto lasciato nelle gerarchie mafiose. In alto, sul vertice della piramide lasciata scoperta per tanto tempo.