Buccinasco (Milano), 10 giugno 2017 - «Ci sembra brutto, molto brutto, che un boss della mafia venga a vivere vicino a noi. Il sindaco ci ha detto di stare tranquilli. Noi non siamo tranquilli». L’italiano in cui scrivono è quello che imparano tutti i giorni a scuola, quello che «mamma e papà italiani» gli insegnano con i libri delle elementari e i post-it sugli oggetti in casa. I ragazzi presi in cura dall’associazione Villa Amantea, i profughi minorenni arrivati con i barconi, non parlano ancora bene italiano, ma il senso di quello che vogliono dire si capisce benissimo: paura.

Hanno scritto una lettera, l’hanno fatta arrivare a Nando Dalla Chiesa, presidente onorario di Libera. «I nostri educatori ci hanno parlato di te come uno che combatte la mafia - scrivono -, che tuo padre è stato ucciso dalla mafia. Se puoi, vieni a trovarci e a parlare con noi». Gli chiedono di andare da loro, a vedere come vivono. A respirare la stessa aria in quella casa. Una situazione difficile. Via Nearco. A dividere in due la villetta c’è una spanna di muro. Dall’altra parte, vive Rocco Papalia, ‘nginu roccu, il potente boss della ‘ndrangheta tornato a casa dopo 26 anni di carcere. Traffico di droga, sequestri di persona, omicidio. Da scontare ne avrebbe avuti 124, di anni complessivi, ma il ricalcolo della pena gli ha consentito di rimettere piede nella sua Buccinasco un mese fa, sotto sorveglianza speciale.

«Non capiamo perché un boss che ha ucciso è tornato a casa e abita vicino a noi. Ci hanno spiegato che secondo la legge dopo tanti anni di prigione puoi tornare libero. Noi non lo capiamo lo stesso». I ragazzi di Villa Amantea non se lo spiegano e vivono nella preoccupazione. Vivono nella parte di casa che è stata confiscata alla figlia del boss. Vivono condividendo bollette dell’acqua e antenna della tv. Dall’esterno, si vedono scene di vita normale. Loro entrano dal cancello, la moglie di Rocco, Adriana, stende i panni in cortile. Lui, Papalia, esce con il cane al guinzaglio. Si mettono d’accordo con i genitori “adottivi” dei ragazzi per pagare le bollette, dividere le spese quando esce il tecnico della tv. Vita da vicini. Ma in via Nearco il vicino è un boss. E fa paura.