Buccinasco (MIlano), 14 maggio 2017 - «Se ho sbagliato ho pagato le mie pene, sono un uomo libero. Lasciatemi in pace». Rocco Papalia dice due parole, poi corre alla comunione della nipotina. La prima uscita pubblica per il boss, rientrato a casa da dieci giorni dopo 26 anni di carcere, scontati per sequestro di persona, traffico di droga e omicidio. Una ricorrenza troppo importante, non voleva perdersela. Per questo era andato pochi giorni prima dal prete per chiedere di spostare il turno della celebrazione della bambina. Aveva paura di non farcela a seguire tutta la cerimonia, durata un'ora e mezza.

Sorvegliato speciale, deve fare rientro a casa alle 19.30 e rimanerci fino alle 7 del mattino. È andato in chiesa, con lui pochissimi parenti. Gli altri, a casa, a preparare la festa. Fuori, sul terrazzo della famiglia della festeggiata, archi di palloncini colorati. Ha seguito la messa, sorvegliata con discrezione dalle forze dell'ordine, con i nipotini, alla fine ha stretto la mano agli amici. Poi, fuori, altre due parole: «Lasciatemi stare, sono un uomo libero», ha ribadito. Le telecamere appostate fuori dalla chiesa lo hanno seguito fino alla macchina. L'ha giudicata un'invasione in un momento da passare in famiglia. Sono volati insulti, dalle figlie, dalle nipoti. «Cani», ha detto lui ai giornalisti, mentre i parenti urlavano «Vergogna, avete rovinato il nostro momento dopo 25 anni». Un amico della famiglia, non ha risparmiato parole dure ai giornalisti: «Poi quando li cannonano fanno bene».