San Giuliano (Milano), 24 aprile 2016 - «Quando ho saputo che l’uomo che ha ucciso mia sorella è stato scarcerato per decorrenza dei termini, ho pensato fosse uno scherzo. Lui, ha potuto trascorrere le feste di Natale e Pasqua con la sua famiglia. Io, invece, ho perso per sempre una persona importante. Adesso chiedo solo giustizia per Antonia». Assunta Bianco, 45 anni, ha la voce ancora rotta dall’emozione nel ripercorrere quello che accaduto a sua sorella Antonia (nella foto a destra), italo argentina di 43enne residente a Milano, madre di tre figli, uccisa il 13 febbraio 2012 a San Giuliano Milanese al culmine di una lite con il suo amante, Carmine Buono, idraulico di 58 anni, unico indiziato per l’omicidio, condannato in primo e secondo grado all’ergastolo.

Antonia Bianco assassinata nel Milanese nel febbraio 2012Lo scorso 4 novembre la Cassazione ha rimesso tutto in gioco. Il presunto assassino è tornato libero in attesa di un nuovo processo davanti alla corte d’Appello di Milano che si terrà dal 14 e 21 giugno, come deciso dalla Suprema corte che ha annullato il secondo grado con rinvio. Scaduti i termini di custodia nel carcere di Pavia, l’uomo è stato liberato, su richiesta dell’avvocato difensore Gianluca Perricone, dopo aver trascorso due anni e mezzo in cella, e sottoposto al solo obbligo di dimora a San Giuliano Milanese. «I tempi, troppo lenti, della giustizia hanno assicurato a Carmine Buono la scarcerazione - spiega Assunta Bianco -. Mi ha fatto male sapere che lui è riuscito a trascorrere le feste di Natale e Pasqua con la sua compagna e i suoi figli. Ho sofferto. Adesso però chiedo che sia fatta giustizia per Antonia. Il suo assassino deve marcire in carcere. Non mi interessa quanto sarà la pena. Non è importante. Basta sia una sentenza di condanna».

Buono si è sempre dichiarato innocente pur essendo l’unico imputato per l’omicidio dell’ex compagna. All’inizio si pensò che Antonia fosse morta per un malore, ma solo dopo le insistenti richieste della famiglia della vittima, si arrivò alla scoperta di un piccolo foro all’altezza del cuore da parte di un medico del Policlinico di San Donato. Antonia si era recata in via Turati a San Giuliano Milanese, sotto l’appartamento dell’ex compagno, per discutere in merito ad alcune questioni del loro figlio Gabriele, all’epoca di appena 5 anni. Il delitto di Antonia Bianco è noto come «l’omicidio dello spillone», anche se in realtà, dalle ricostruzioni degli inquirenti, la donna sarebbe stata uccisa quasi sicuramente con un coltellino svizzero di piccole dimensioni che Buono avrebbe avuto come portachiavi. Una lama sottile, capace di bucare un ventricolo della donna uccidendola in pochi attimi. Antonia si accasciò sul marciapiede dopo pochi istanti. «Non mi aspetto le sue scuse per quello che è accaduto - continua Assunta -. Dovrebbe chiedere perdono, ai tre figli di Antonia, soprattutto al piccolo Gabriele che sta crescendo senza madre».

di CARLO D'ELIA