Milano, 12 novembre 2017 - Perché la Costituzione? Per ritrovare le radici e dare alle nuove generazioni il senso profondo del Patto istituzionale che ci lega come italiani. A settant’anni dall’approvazione da parte dell’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, l’attualità della Costituzione è documentata da un’importante iniziativa editoriale di Carocci: dodici libri, curati da Pietro Costa e Mariuccia Salvati, dedicati ai “Principi fondamentali”. Si comincia, naturalmente, con il volume sull’articolo 1, che Nadia Urbinati definisce come “la carta d’identità del nostro Paese”: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. La Urbinati racconta il contesto sociale e politico dopo il ritorno alla democrazia, analizza il dibattito tra i “padri costituenti”, insiste sul valore del “lavoro” e sulle condizioni e le forme per l’esercizio della “sovranità”. E ricorda che si arrivò all’approvazione della Costituzione a larghissima maggioranza (454 sì su 515 votanti) nonostante le tensioni politiche (il governo De Gasperi, Dc, aveva rotto con il Pci nel maggio ‘47): senso diffuso di civiltà democratica, per una legge fondamentale che guardava oltre le contingenze politiche e coinvolgeva tutti i cittadini, al di là degli schieramenti tra maggioranza e opposizione. Lezione su cui, proprio adesso, serve riflettere.

“Nata per unire”, scrive Enzo Cheli, autorevole costituzionalista, per Il Mulino, raccontando “il modello” della Costituzione del 1948 e “la sua tenuta” nel tempo, tra storia e attualità. Non c’è bisogno di toccare la Costituzione, nota Cheli. Servono invece, contro “un degrado della vita pubblica mai registrato in passato”, buone leggi ordinarie e “una nuova etica pubblica” che, ispirandosi ai valori costituzionali, affronti con spirito adatto ai tempi le grandi questioni della partecipazione popolare, della correttezza e della trasparenza contro la corruzione, del controllo sociale, insomma dell’efficacia della democrazia. Anni di tensioni, comunque, quelli tra la fine della guerra e l’inizio dei Cinquanta. Li ricostruisce efficacemente Giovanni De Luna in “La Repubblica inquieta - L’Italia della Costituzione 1946-1948”, Feltrinelli. Un Paese distrutto ma ansioso di ricominciare. Attivo, nella ricostruzione. Ma già diviso, dai contrasti della “guerra fredda” tra Usa e Urss e da una politica bipolare, la Dc al governo con i suoi alleati centristi e il Pci e il Psi all’opposizione. I miti della Resistenza s’appannano. Nel Nord riparte l’industria, nel Sud l’emigrazione. I conflitti sociali sono durissimi. C’è, per fortuna, una classe politica d’alto livello: De Gasperi, Togliatti, Nenni, La Malfa. La Costituente li vede tutti impegnati. Il risultato è un compromesso politico d’alto livello tra culture e idee diverse. Con un forte senso comune di responsabilità