Novate Milanese, 16 giugno 2017 – Un percorso lungo tre decenni nel volley, finalizzato alla cura dei settori giovanili e alla formazione delle giocatrici di domani. In ogni livello e categoria. Enzo Cannone, da sei anni direttore tecnico della Polisportiva Coop Novate, è ormai una mosca bianca nel panorama pallavolistico lombardo: in un mondo di selezioni sfrenate è rimasto uno dei pochissimi ad allenare tutte le bimbe e ragazze che bussano alla porta della palestra, senza preclusioni fisiche e motorie, partendo dal minivolley. E – questo il vero certificato d'eccellenza – classificandosi sempre ai primissimi posti con le squadre, anno dopo anno, gruppo dopo gruppo.

Originario di Barletta, 60 anni ad agosto, Cannone non è nato pallavolista. La sua passione, fin da ragazzo, è stata rivolta agli sport di fatica, quelli che mettono alla prova ogni muscolo del corpo e insegnano a gestire la sofferenza. Dai 13 ai 28 anni è stato un marciatore di livello nazionale. Poi la chiamata a Milano da parte della sezione atletica della Pro Patria. La svolta è stata l'incontro con l'allenatore di pallavolo Giampiero Fasce alla fine degli anni Ottanta e con la prima esperienza nel volley da tecnico al Csrb Di Buccinasco. Dopo un periodo alla Sanda di Brugherio, la consacrazione con la Coop Novate a metà anni Novanta con un dominio nelle categorie giovanili. Dopo 6 anni l'addio e le esperienze nel Pavese e nei campionati nazionali con Cologno e Cassano, fino al lavoro a Settimo Milanese e in Viscontini Milano. Il ritorno a casa, a Novate, 6 anni fa. Oggi la Coop può contare su 120 atlete, la più grande delle quali ha solo 19 anni.

Tanti anni di lavoro con il settore giovanile e continui piazzamenti tra le migliori senza effettuare selezione. Qual è il segreto del successo del metodo Cannone?
“Molti possono parlare del mio cattivo carattere, nessuno può lamentarsi del mio impegno e della mia dedizione. La filosofia è quella dell'insegnamento perché tutte le atlete possono imparare. Per questo non facciamo selezione e prendiamo tutte le ragazze, provenienti soprattutto dalle zone vicine alla palestra.

Quanto l'ha aiutata il suo passato da atleta di alto livello?
“La mia idea dello sport ha origine in una disciplina individuale di fatica come la marcia. Il mio allenamento dà soddisfazione proprio perché si tocca sempre la palla e non ci sono tempi morti. Le mie squadre non mollano mai”.

Capitolo Valentina Diouf. Tutti ricordano una bambina con grandi problemi di motricità che faticava a trovare spazio in altre società. Un solo allenatore ha creduto in lei, aiutandola a costruire i fondamentali.
“Valentina abitava vicino a Federico Di Toma, tecnico della Pro Patria, che l'ha portata nella società milanese. Purtroppo veniva impiegata poco, i suoi problemi di motricità erano legati soprattutto alla sua statura. A quel punto la mamma l'ha affidata a me. E' stato un onore, ho trovato in lei una ragazza che adora allenarsi. Bisogna dire che, anche in seguito, non è stata ben vista dai selezionatori regionali. Fortunatamente è arrivato Marco Mencarelli che le ha offerto l'opportunità di approdare al Club Italia”

Cosa ne pensa del caso Rio 2016, con l'esclusione di Diouf dalla Nazionale?
“Bonitta aveva già fatto scelte simili in passato, avrebbe sofferto il carattere forte di Valentina. Con Mazzanti il rapporto sarà sicuramente diverso”.

Come è cambiata la pallavolo giovanile negli ultimi anni?
“In positivo sicuramente grazie alle fisicità importanti delle atlete, in negativo nella carenza dei fondamentali. La causa è da imputare agli allenatori che non li sanno insegnare. Il problema è molto evidente a Milano”.

Per quale motivo?
“A Milano ci sono numeri importanti, le società sono addirittura aumentate. Le ragazze hanno fisici importanti per praticare questo sport, ma bisognerebbe selezionare gli allenatori. I più bravi dovrebbero allenare nel giovanile, a molti altri toglierei il patentino. Vorrei aggiungere un altro dato: non bisogna prendere in giro le ragazze. Chi gioca alla Coop partecipa solo a campionati Fipav”.

Recentemente una ragazza nata dal suo vivaio ha vinto il titolo nazionale Under 14 con la squadra varesina di Orago. Soddisfatto e rammaricato di non averla ancora a Novate?
“Ho allenato moltissime atlete, numerose hanno tagliato grandi traguardi, ed è per me sempre motivo di grande orgoglio quando riescono a raggiungere buoni risultati. D'altro canto mai c'era stato un reclutamento così aggressivo in passato da parte di alcuni gruppi sportivi. Non sono contrario al fatto che una ragazza possa scegliere altre società, sono più che altro le modalità utilizzate. Molte giovani vengano bruciate dopo un paio di anni e moltissime sono illuse con prospettive irrealizzabili di altissimo livello. Spesso questo le porta a smettere o ad accontentarsi. E' un peccato”.

Il futuro di Enzo Cannone?
“Resto a Novate. Sono state confermate le 3 categorie di Eccellenza giovanile e la serie D per le giovani. Continuerò sempre a occuparmi delle giovani. Non chiedo loro di avere delle basi di volley, pretendo solo allenamento, rispetto delle regole e impegno”