Milano, 24 settembre 2017 - Alessio Romagnoli è stato uno dei grandi colpi di mercato dell’estate 2015. Fortemente voluto da Galliani in persona per svecchiare la difesa, arrivò da Roma sotto la Madonnina per la non modica cifra di 25 milioni di euro (contratto fino a giugno 2020). Il difensore più pagato dai tempi di Nesta e già questa etichetta non è delle più facili da portare. Che il ragazzo fosse un predestinato lo si era capito già il 3 marzo 2013. In GenoaRoma, alla sua prima presenza da titolare, Romagnoli viene schierato da titolare da Andreazzoli e va in gol con un colpo di testa. Il difensore aveva compiuto 18 anni da neanche 2 mesi (il 13 gennaio) ma lascia subito intravedere grande mezzi e una personalità da grande giocatore. 

Ma poi a Milano non sarà tutto oro. Alcuni problemi fisici, il peso dell’investimento economico fatto dal Milan per lui (pure in tempi di vacche magre), le difficoltà del resto della squadra e i cambi di allenatori, certo non hanno favorito l’inserimento e l’esplosione del giovane nato ad Anzio. Eppure il percorso di crescita del giovane rossonero prosegue. Anche l’infortunio al menisco del ginocchio sinistro, accusato nel corso dell’ultima stagione, è ormai un lontano ricordo. E che il ragazzo abbia tutto per diventare un grande nel suo ruolo lo pensa anche Antonio Conte che aveva più volte inserito l’azzurrino nella lista della spesa del Chelsea, fissando addirittura il prezzo in 55 milioni di euro.

Vincenzo Montella su Alessio e sul suo possibile utilizzo nella a difesa a 3 non ha dubbi: «Romagnoli è l’unico terzino mancino che abbiamo e nella difesa a 3 può fare la differenza. Il ragazzo - aggiunge Montella che aveva conosciuto il difensore già nelle giovanili della Roma - è sempre stato ritenuto incedibile, sia dalla vecchia che nuova proprietà, anche davanti ad offerte importantissime. Può crescere ancora molto, può giocare bene anche nella difesa a quattro. Ha ampi margini di miglioramento» conclude il tecnico milanese diviso dalla voglia di far esplodere definitivamente il talento romano ma anche dalla necessità di non “bruciarlo“ su un palcoscenico delicato come San Siro. E un giorno, ne siamo certi, l’accostamento con Nesta non sarà più blasfemo.