Cernusco sul naviglio (Milano), 18 novembre 2017 - Otto giorni di indagini, ma il nome del colpevole non c’è ancora. Oggi, i funerali di Nilde Caldarini, la volontaria uccisa da un infarto per colpa del sasso lanciato da un terrapieno sulla Provinciale, la notte fra il 9 e il 10 novembre. Lei rincasava da un incontro di preghiera, in auto, con altre quattro persone. Nessuno è rimasto ferito da quella pietra di un chilo e due etti che ha sfondato il parabrezza cadendo ai suoi piedi, sul tappettino. Ma il suo cuore non ha retto allo spavento. Il malore è stato immediato e i soccorsi inutili. Le testimonianze raccolte dai carabinieri di Cassano spingono in una sola direzione. Si cercano dei giovanissimi che abitano nelle vicinanze della collinetta alta cinque metri, spuntata l’estate scorsa per proteggere le palazzine del nuovo quartiere dal viavai sulla Sp 121, dalla quale è partito il “colpo”. Il posto ideale per il tiro al bersaglio, devono aver pensato, e, come prevedibile, il gioco crudele è finito in tragedia.

In procura c’è un fascicolo aperto a carico di ignoti per «morte come conseguenza di un altro reato», un’accusa che potrebbe trasformarsi in omicidio colposo con dolo eventuale, che prevede, cioè, che si accetti il rischio che la propria condotta possa causare la morte altrui. Un aggravante. Religiosa e riservata, Nilde si era rifugiata nella fede dopo la scomparsa del figlio 24enne, quindici anni fa. A quel lutto aveva reagito rimboccandosi le maniche, senza chiudersi in se stessa, abbracciando chi ne aveva più bisogno. Giorno dopo giorno, nel suo cuore avevano conquistato un posto speciale i ragazzi di Aga, la comunità di recupero per tossicodipendenti di Pontirolo nella Bergamasca, da cui rientrava la sera in cui è morta. Per lei, erano una seconda famiglia. Loro, ne ricordano la dolcezza e la disponibilità.

A renderle omaggio, per l’ultima volta, sono attesi in tanti, stamattina. Le esequie si terranno alle 10 in Santa Maria Assunta. Una presenza massiccia per dire a chi ce l’ha sulla coscienza, di uscire dall’ombra e di assumersi le proprie responsabilità. All'appello del sindaco Ermanno Zacchetti, che nei giorni scorsi si è rivolto direttamente agli autori del gesto esortandoli con forza a fare un passo avanti, si è associata l’intera comunità. Oggi, sarà un’altra giornata difficile per il marito della volontaria e per la figlia 30enne. Costretti a convivere per sempre con un’altra ferita inguaribile.