Cernusco sul Naviglio (Milano), 1 novembre 2017 - Nel file che Hong Kong guarda per bloccare le importazioni di polli e derivati dall’hinterland dopo gli episodi di aviaria, è finito anche il caso di Cernusco: 152 galline ovaiole abbattute in seguito al contagio in un allevamento. E il divieto di «movimentare animali nel raggio di 3 chilometri», spiega Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia. Niente a che vedere con i 58mila esemplari eliminati nel Bresciano, dopo che il virus venuto dal freddo «e dal comparto venatorio» ha riportato la temuta influenza all’attenzione del pubblico.

E pure delle autorità sanitarie di Hong Kong che hanno decretato l’alt. «Un pretesto per una guerra commerciale che non conosce tregua – secondo i vertici di Coldiretti – dietro alla quale restano i problemi degli allevamenti». In città non si muove uno spillo, «il nostro sistema di controlli è molto efficiente – ancora Prandini – ma non senza contraccolpi per gli imprenditori. Anche se, come a Cernusco, il focolaio è completamente debellato, all’interno dell’azienda è vietata ogni attività. I nostri concorrenti hanno voluto bloccare il mercato. Da gennaio a settembre le uova esportate all’ombra del dragone sono state 12mila, 1.300 le tonnellate di carni di pollame congelate. «Non noccioline». Le autorità sanitarie cinesi hanno contattato quelle italiane in merito alla questione e hanno fatto sapere che «monitoreranno attentamente le informazioni sull’epidemia. Appropriate azioni saranno intraprese in risposta allo sviluppo della situazione».

L’Ats Città Metropolitana, dal canto suo, abbassa al minimo il livello di allarme. Fa sapere che a settembre ha ricevuto una comunicazione in tal senso da Hong Kong, ma da allora non ci sono stati ulteriori contatti. Per azzerare il problema, cioè eliminare il virus, una soluzione ci sarebbe. «Bloccare un ciclo d’allevamento – dice il presidente – ma da sola non basta. Servono politiche di medio-lungo raggio sul ripopolamento. Stato e Regione non devono consentire che avvenga vicino ad aziende avicole, altrimenti si rischia grosso».