Cassano d'Adda (Milano), 5 ottobre 2017 - Trecentomila euro di debiti, auto-ridotti a 84mila, da regolare in 30 anni. Il ministero della Giustizia vorrebbe liquidare così vecchie bollette e manutenzioni pagate dal Comune all’ex Tribunale, ma la giunta non ci sta. Il sindaco Roberto Maviglia, d’accordo con gli assessori, ha deciso di andare per vie legali. «La legge dice che quei soldi ci spettano, sono un credito esigibile. Invece, Roma vorrebbe darci solo le briciole. Ma noi, non abbocchiamo». La pratica, che prende le mosse da un decreto del 1941, è sale sulla ferita della chiusura del servizio giustizia, in città. Era il 2014. Cassano è una delle sedi cancellata dalla spending review.

«Un danno di per sé, con ricadute importanti sulla nostra economia – sottolinea il primo cittadino – abbiamo perso indotto e prestigio. E, ora, arriva la beffa. I lavori che abbiamo sempre effettuato sono stati rendiconti fino all’ultimo centesimo e approvati di anno in anno dal ministero. Adesso, che dovrebbe rimborsarci, però, sembra essersene scordato. Ci sentiamo presi in giro».

Una valutazione condivisa dall’intera compagine di governo, che ha votato all’unanimità «di non accettare le condizioni proposte da Roma per regolare i conti». Contro la chiusura del Tribunale, ora trasformato in un centro polifunzionale municipale, si erano alzate le barricate. Ma il piano messo a punto dal presidente Livia Pomodoro, che ha spazzato via 220 distaccamenti in tutta Italia, è andato a compimento.

«Noi avevamo investito sulla sede, Cassano non era un costo – ricorda il sindaco – eppure abbiamo perso fascicoli e servizi». La conversione, - oggi l’edificio ospita Spazio Più, lo «sportellone» tuttofare di Palazzo, la polizia locale e alcune associazioni, - ha avuto un sapore agrodolce. Ma la situazione è precipitata quando dal governo è arrivata la soluzione «chi ha dato, ha dato. Chi ha avuto, avuto», respinta su tutta la linea.

Un modo, forse, per sottolineare che i tribunali di provincia non erano tutti uguali. Per salvare la sede di casa si erano mobilitati anche gli avvocati, ma non è servito a nulla. Faldoni e pratiche sono state portate a Milano, dopo che erano state sospese le direttissime. Un epilogo indigesto per operatori e istituzioni che in questa scelta vedono tuttora «una perdita di blasone per l’intera città». Con queste premesse era difficile che passasse l’auto-sconto del ministro Andrea Orlando. «84mila euro da qui al 2048, significa che ci verrebbero restituiti 2mila 800 euro l’anno…noccioline».