Mantova, 25 novembre 2017 - Uno schizzo di fango macchia il nuovo timido Rinascimento mantovano. Uno dei suoi protagonisti, il sindaco Mattia Palazzi, uomo chiave dell’anno di Mantova Capitale della Cultura 2016 e di altre iniziative di rilancio urbano, è stato investito dalla grave accusa di concussione. Per di più con uno sfondo a luci rosse: avrebbe preteso, senza ottenerli, favori sessuali dalla vicepresidente di un’associazione culturale in cambio di sovvenzioni comunali alla stessa associazione.

Una proposta indecente che però il primo cittadino del Pd nega radicalmente di aver rivolto all’interessata, proclamando tra le lacrime la propria innocenza. Sta di fatto che la Procura, con atti cofirmati dal capo dell’ufficio Daniela Fasolato e dalla sostituta Donatella Pianezzi, mercoledì ha spedito i carabinieri nell’abitazione del sindaco, dove sono stati sequestrati il telefonino, un tablet e un pc. La stessa operazione è stata effettuata negli uffici del Municipio in via Roma, per acquisire documenti. Ma, e questa è una sorpresa, ai carabinieri è stato affidato il compito di perquisire anche le dimore private della presunta vittima del ricatto sessuale e della presidente dell’associazione, entrambe individuate come persone informate sui fatti. I cellulari delle due interessate sono andati ad arricchire il materiale sequestrato. La mossa della Procura, che ieri ha opposto un silenzio blindato attorno alla vicenda, potrebbe nascere dalla circostanza che l’esposto che ha dato vita all’inchiesta non sarebbe firmato dalla vittima.

In pratica la presunta concussa non avrebbe accusato il presunto concussore: un giallo arricchito dal fatto che, pur mantenendo l’anonimato, sia lei che la presidente del sodalizio hanno dichiarato alla ‘Gazzetta di Mantova’ di non aver mai tirato in ballo Palazzi. Anzi: la prima ha detto non solo «di non essere la mandante» dei guai del sindaco, ma di volerlo difendere al momento opportuno. Ma allora chi ha firmato l’esposto contro Palazzi? Selo chiede E l’avvocato Paolo Gianolio, che lo difende e che spera di saperne di più martedì, quando molto probabilmente il primo cittadino sarà interrogato in Procura. Palazzi ha chiesto di essere sentito al più presto, anticipando la sua linea di difesa: aveva conosciuto la persona in questione per motivi istituzionali e scambiato con lei qualche messaggio sms; nulla di più. Quanto ai soldi del Comune, nemmeno un euro sarebbe andato all’associazione. Pur al tempo dei Weistein e di altri sexy ricattatori, la città pare scettica di fronte alla bufera che investe Palazzi. E vuole a tutti i costi salvare il proprio sogno di riscatto.