Lecco, 17 giugno 2017 - Ciuffi di alghe, pesci enormi e una stella marina in mezzo alle stelle alpine, come sul fondo di un mare ma a duemila metri di quota. Non è raro imbattersi in resti fossili di animali vissuti in un mondo preistorico passeggiando fra i sentieri e sulle creste aeree del Grignone, che 240 milioni di anni fa assomigliava più alle spiagge delle Bahamas che alla cima simbolo delle Prealpi.

Ma il ritrovamento più sensazionale è sicuramente la stella marina vissuta nel Triassico e ritrovata nel 2011 nella zona degli Scudi (fra Grignetta e Grignone), della quale si è ritornato a parlare qualche giorno fa con una pubblicazione sulla rivista italiana di Paleontologia e Stratigrafia. Dopo sei anni finalmente, con il riconoscimento sulla rivista scientifica, è arrivata l’ufficializzazione. Perché la stella del Grignone, scoperta dal paleontologo Andrea Tintori, dell’Università di Milano, è solo il quinto esemplare risalente a quel periodo ad essere stato scoperto al di fuori della Germania e l’ultimo in ordine di tempo.  Molti dei frequentatori delle Grigne conosceranno le alghe fossili imprigionate nelle lastre di calcare che si affrontano lungo il percorso della traversata alta fra le due Grigne. Proprio la cresta che collega le cime sembra il luogo più interessante per studiare questi fossili. Una zona esplorata dalla paleontologia già dal metà dell’Ottocento dall’abate Antonio Stoppani.

«La maggior parte dei fossili di stelle marine del Triassico è stato trovato in Germania, mentre al di fuori di quel bacino gli scavi non hanno restituito che cinque esemplari. Due sono stati trovati nella Cina meridionale, uno in Slovenia e due in Lombardia», spiega il professore Andrea Tintori che vive a Malgrate. «Grazie ai ritrovamenti fossili - tra i quali 1.500 pesci scavati sul Grignone - possiamo immaginare com’era questa zona nel Triassico: estese acque superficiali, un ambiente tropicale che si è trasformato in quello che oggi è il cuore del Grignone». Scoperte sensazionali che però lasciano l’amaro in bocca. «In un territorio come quello di Lecco, che ha dato i natali ad Antonio Stoppani e Mario Cermenati, tutto ciò non interessa - continua con rammarico Tintori -. In altre parti del mondo, compresa la Cina, scoperte di questo tipo vengono valorizzate, soprattutto in chiave turistica. Da queste parti invece si preferisce investire in altro modo, inventando ricostruzioni assurde su certi esseri che avrebbero popolato il Lario e noi ci ritroviamo ancora con 1.500 reperti raccolti durante gli scavi in Grigna ancora da “preparare“ perché mancano i fondi». Reperti che resteranno ancora chissà per quanti anni in qualche scatola. «Qui abbiamo scoperto il Saurichthys Grignae, il fossile di un pesce lungo 1 metro e 40 per il quale ci sono volute qualcosa come 1.400 ore di microscopio per riportarlo alla luce e molti crostacei davvero interessanti. Se fossimo in Germania tutto questo starebbe in un museo qui abbiamo dovuto addirittura abbandonare il sito di ricerca per mancanza di fondi».