Milano, 9 novembre 2017 - Fra colpi di scena, richieste d’aiuto sui social network e rimbalzi di responsabilità fra medici continua la drammatica odissea di Vincenza Sicari, 38enne ex maratoneta (ventinovesima alle Olimpiadi di Pechino 2008) che dal 2014 vive in un letto d’ospedale paralizzata dal tronco in giù per una malattia degenerativa neuromuscolare mai diagnosticata.

Due mesi fa l’atleta lodigiana, ricoverata dal 21 novembre 2016 all’ospedale Sant’Andrea di Roma, aveva chiesto e ottenuto (tramite provvedimento del giudice tutelare) il trasferimento al Policlinico di Tor Vergata per essere sottoposta a nuovi esami. L’inspiegabile atteggiamento della struttura capitolina, che non voleva prendersi cura della paziente con una “problematica” così complessa se non dopo accertamenti di natura psichiatrica, ha costretto la Sicari e i suoi legali a fare ulteriore domanda di trasferimento, questa volta nel Veneto. Di qui, il nuovo provvedimento d’urgenza che disponeva il ricovero dell’ex maratoneta all’ospedale di Verona Borgo Trento.

Fine di un incubo? Per nulla. I medici del nosocomio scaligero, infatti, dopo un consulto con i colleghi romani, hanno riferito di non voler eseguire gli esami in questione. «Uno scandalo - ci dice con un filo di voce al cellulare la Sicari -. A Verona dicono di non volermi senza neppure avermi visto, eppure il giudice ha ordinato il trasferimento». Che comunque si farà. Non più domani ma il 13, come da comunicazione ricevuta ieri dalla Sicari e dai suoi legali. «Sanno che devono per forza trasferirmi e lo faranno - dice l’atleta -, il problema è che non vogliono curarmi e continuano a parlarmi di esami psichiatrici dandomi della pazza. Il giudice mi ha autorizzato a fare causa ad entrambi gli ospedali per questo comportamento assurdo ma io sto sempre peggio ed ogni giorno che passa mi sento sempre più di morire». Le condizioni della Sicari, infatti, prive di cure specifiche, nelle ultime settimane si sarebbero aggravate.